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BOLZANO. Vintola 18: sembra il nome di un club ed è invece quello del centro giovani più grande fra quelli bolzanini del progetto “Spazi per i giovani” finanziato e promosso dalla Provincia. Prende il nome dal proprio indirizzo, perpetuando in questo modo uno degli odonomi cittadini più discussi, l’improbabile traduzione del cognome Vintler. «Ma Vintola era “troppo” radicato nella geografia italiana per cambiarlo _ spiega Maria Lo Russo, coordinatrice del Vintola 18 _. E quindi il centro ha semplicemente assunto un nome diventato ormai storico». Con Maria Lo Russo, laureata in pedagogia e coordinatrice del centro giovani nel cuore della città vecchia, visitiamo il Vintola 18 per scoprirne spazi e attività: la sala polifunzionale, il teatro, la sala biliardo, quella doposcuola, quella dei “lavoretti”, la sala musica, la cucina, la palestra, oltre agli spazi all’aperto con vari campi da gioco. «Gli spazi sono tanti e tanto grandi _ osserva la nostra “guida” _ ma sono fatiscenti e richiederebbero importanti lavori di ristrutturazione, anche per gestire meglio le varie attività».
Che sono?
«Che sono tante: io mi occupo a tempo pieno della parte pedagogica, cioè dei progetti, poi c’è Diego Baruffaldi che si occupa dell’animazione teatral-musicale. Oltre alle attività ludiche proponiamo il doposcuola, le gite, e vari laboratori. Valorizziamo il tempo libero dei ragazzi fino ai 25 anni e poi abbiamo un rapporto diretto con la scuola Dante, medie e elementari. E anche con la scuola tedesca Goethe. Altro punto forte è il basket, gestito dalla società Europa. Per frequentare il centro basta fare la tessera che costa 10 euro, per il doposcuola chiediamo 10 euro al mese».
In quanti ci lavorate?
«Una coordinatrice a tempo pieno, , una segretaria part time, un animatore part time per teatro e musica e un’animatrice a 12 ore la settimana. Il resto sono volontari, senza i quali faremmo ben poco: cinque che ci aiutano con il doposcuola, altri per i vari laboratori di ciclofficina, sartoria, hip hop, cucina, riciclo oggetti».
Il target? Italiani, tedeschi, stranieri?
«In questa zona italiana e tedeschi convivono da sempre, quindi è tutto più facile. Noi parliamo in italiano ma se un bambino ha difficoltà lo aiutiamo usando la sua lingua. Gli stranieri sono tanti e cercano un inserimento che noi favoriamo. Al punto che abbiamo offerto delle attività anche alle mamme che li accompagnano».
Problemi?
«I tagli annunciati, che non sappiamo se e come ci colpiranno. Problemi con gli “utenti” non direi, a parte qualche ciclica infiltrazione di gruppi di teppisti che siamo sempre riusciti ad allontanare dopo inutili tentativi di “redenzione”. Qualche problema con i vicini per i concerti estivi. Ma riusciamo a gestirli».
Finanziamenti?
«L’80 per cento è a carico della Provincia, il 20 è privato, e poi c’è un piccolo contributo del Comune. Questa struttura è del Sodalizio Cattolico, che dipende dalla Curia. E sono loro a finanziare il 20 per cento».
E quanto incide questo sull’educazione?
«Per tanti anni il centro è stato l’oratorio della parrocchia del Duomo. Ma oggi non c’è un’impostazione religiosa. Semplicemente c’è, fra le varie attività, anche quella della catechesi, ma con un sacerdote, don Mario, molto aperto a tutte le altre forme confessionali. Io sono qui dal 1999 e non ho mai avuto problemi nei rapporti con la “proprietà».
Se doveste giudicare il vostro lavoro?
«Molto impegnativo, a livello di impegno psicologico. Il centro giovani non è un’isola, ma uno spaccato della società e quindi ne riflette pregi e difetti, situazioni a volte difficili. E poi richiede un impegno anche al di fuori dell’orario di lavoro. Se non lo fai con passione, non lo fai».


