BOLZANO. La Provincia di Trento non avrebbe dovuto firmare subito l’ordinanza di cattura per l’orsa Daniza. Forse c’è ancora la possibilità di un ripensamento. È questa l’analisi-appello di Osvaldo Negra. In un momento di giusta preoccupazione per l’aggressione a Daniele Maturi il 15 agosto nei boschi di Pinzolo, è importante affidarsi alle parole degli esperti. Negra è uno di questi. Bolzanino, zoologo al museo Muse di Trento, con l’incarico di mediatore culturale per la biodiversità e l’ecologia, Negra è anche presidente regionale del Wwf. «In questo momento preferisco parlare come zoologo», premette. Negra risponde alle domande sull’aggressione, la decisione di catturare l’orsa, separandola dai due cuccioli, il futuro del progetto Life Ursus, finito sul banco degli imputati per una parte dell’opinione pubblica, mentre sul web è ancora caldissima la campagna con l’hashtag #iostocondaniza. Una petizione ha raggiunto 17.493 firme.

L’ipotesi di abbattere o catturare Daniza ha provocato una reazione fortissima, ma l’aggressione a Maturi avrebbe potuto essere mortale.

«È stato un episodio veramente pericoloso e possiamo essere solo felici che si sia concluso in modo non drammatico. Con pari lucidità dobbiamo ricordare che si è trattato di un episodio assolutamente sporadico. Il primo di un incontro così ravvicinato. La prima regola di sicurezza è evitare ogni contatto. Di solito avviene naturalmente, perché camminando nei boschi si fa rumore, muovendoci o chiacchierando. Gli escursionisti solitari in Paesi come l’Alaska hanno l’abitudine di appendere un campanellino allo zaino».

In Trentino si sono raggiunti i 50 orsi previsti dal progetto. Le Province di Bolzano e Trento, dopo l’aggressione, ipotizzano il contenimento del numero. È auspicabile?

«Gli orsi si regolano autonomamente, colonizzando nuove aree. Il progetto prevede proprio questo, la ripopolazione dell’orso nelle Alpi centrali. Raggiunti i 50 esemplari, i maschi giovani di tre anni verranno spinti ad andarsene, insieme alle femmine giovani, dai maschi adulti. In parte hanno già iniziato, muovendosi verso Alto Adige, Veneto e Bresciano. Il fenomeno è destinato a intensificarsi. Sta alle Regioni interessate, firmatarie del progetto, agevolare il loro arrivo».

Come giudica la decisione della Provincia di Trento di catturare Daniza per trasferirla nel centro faunistico del Casteller a Trento?

«Preferirei che la Provincia potesse monitorare il comportamento dell’orsa per un mese, prima di un intervento con conseguenze definitive. Daniza non ha mai avuto un comportamento aggressivo. Non sarà per nulla facile per un’orsa di 18 anni vivere in cattività. Sarà duro per lei e per chi se ne dovrà prendere cura. Per questo è una decisione che andrebbe ponderata. D’altronde capisco la situazione in cui si trova la Provincia».

Fa paura perché ha aggredito un uomo.

«L’orsa ha reagito perché ha sentito in pericolo i cuccioli. Non aveva finalità predatorie o di uccisione. Gli orsi non sono predatori dell’uomo».

Come giudica la decisione di lasciare liberi i cuccioli?

«Di base è una buona scelta, perché tende a garantire loro di sopravvivere nella natura. Chiuderli nel centro faunistico significherebbe decretarne per sempre la cattività. D’altronde i cuccioli di orso stanno con la madre fino a un anno e mezzo. Separarli a sette mesi significa che dovranno rinunciare a una parte del patrimonio culturale, importante per la sopravvivenza, trasmesso dalla madre. Ci sono casi di sopravvivenza da soli a sette mesi, ma sul loro futuro resterà un punto di domanda».

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