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BOLZANO. Le aree ci sono, i terreni pure. Certo, occorre scovarli, seguire le piste e le tracce come segugi. Poi arrivano. E così si predispongono a essere costruite 20 case in via Sassari, a Don Bosco; 22 più un appartamento sociale a fianco della parrocchia San Paolo, ad Aslago. E queste 42, con il via libera l’anno prossimo. Poi, con possibile bando di assegnazione in arrivo, altre 40 in via Similaun, con ulteriori 40, ma in attesa di accordi con l’Ipes per il dimensionamento. E addirittura 85 alloggi dentro il progetto «via Aslago».
Il totale, dentro un arco temporale che parte già nei primi mesi del 2024 per allargarsi ai prossimi 3-4 anni, tocca e supera i 160 appartamenti, in grado di rispondere ad una buona parte delle esigenze di chi, da tempo, è entrato nella cornice di assegnazione cooperativistica. Perché questa progressione di progettate costruzioni, pensate individuando le opportunità pur dentro uno spazio urbano tra i più complessi come quello bolzanino, è stata predisposta da Coopbund, nella sua costola di “Casa Prossima”. La quale ha raggiunto in poco tempo il numero di 150 soci. Tutte famiglie che hanno trovato terreno scosceso nella ricerca di alloggi all’interno dei circuiti di mercato ordinari e anche in quelli legati all’edilizia popolare stretta da parametri non sempre raggiungibili dai redditi medi.
«È uno scenario che garantisce prospettive di speranza perché si sono tenute aperte più direttrici», spiega Alberto Bocchio che è uno dei responsabili dell’area edilizia Coopbund. Il percorso per giungere a dischiudere questi varchi costruttivi non è stato semplice. Ma, all’evidenza, comunque possibile. In una Bolzano che si è ormai chiusa in se stessa, negandosi qualsiasi espansione edilizia nelle sue aree ancora intonse, che non vuole andare oltre via Resia e neppure verso via Merano, l’unica possibilità di rispondere alle pressanti richieste di alloggi sta o nel costruire sul costruito o nella ricerca certosina di opportunità all’interno di lotti limitati e complicati perché circondati da proprietà articolate e diffuse. Con le quali occorre spendersi. E cosi, dice a sua volta la presidente della centrale Coop, Monica Devilli, le opportunità sono emerse anche attraverso accordi specifici. Come il progetto più immediato, quello di Don Bosco.
A Don Bosco
In questo caso i 20 alloggi in arrivo entrano in una intesa con la quale si procederà alla riqualificazione di immobili della parrocchia, ma successivamente la stessa cooperativa di si è impegnata a ristrutturare spazi parrocchiali. Che saranno così in grado di rispondere a loro volta alle esigenze interne della struttura religiosa.
Ad Aslago
In una cornice parzialmente diversa anche il progetto che vedrà costruire 22 appartamenti ad Aslago, quadrante San Paolo. In questo caso uno degli appartamenti ricavati dall’intervento sarà destinato all’Aias, che è l’associazione bolzanina che si occupa di assistenza alla disabilità.
Via Grandi
Interessante lo scenario che la cooperazione sta disegnando nella zona di via Grandi. In questo caso di tratta di una strada fino ad oggi marginalizzata e che non ha sbocchi. Il progetto, già approvato e finanziato del micro tunnel sotto la rotonda di ponte Roma, invece, ne ha fatto una delle direttrici strategiche della prossima risistemazione viaria di Bolzano sud, già immaginandola come asse alternativo a quello di via Galilei ormai al collasso. Ebbene questo progetto viabilistico ha indotto il Comune ad avviare in quel quadrante uno schema di “trasformazione urbana” con la possibilità, in parallelo con la riqualificazione viaria, di impostarne anche una costruttiva. Già è stato messa in campo una proposta per costruire uno studentato. Così ora si prefigura una ipotesi di intervento costruttivo di Coopbund in grado di portare in quella parte alta della Zona una possibile presenza abitativa. Senza contare le intese avviate per via Similaun e per un lotto ubicato ai Piani. Con sempre all’orizzonte la vasta prospettiva di intervento nei terreni resisi disponibili dopo gli accordi per il passaggio della caserma Huber dai militari agli enti territoriali. La conclusione è che le vie per iniziare a rispondere in modo parzialmente strutturato all’emergenza casa sono variegate. A volerle percorrere. P.CA.


