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BOLZANO. È arrabbiato Leopold Steurer. Lo è da sudtirolese prima che da storico per questa questione della corona di spine. E parte dal vescovo: «Tutti hanno enfatizzato il tema di Piazza della pace. Ma Muser non è tipo da fermarsi ai particolari: lui ha parlato di pacificazione in tutti i sensi. E di non usare la memoria come continuo richiamo nazionalistico. E io aggiungo: non si deve cullare in eterno il proprio vittimismo». Intende quello di un certo ambiente revanchista e conservatore che gira intorno a Heimatbund, Schützen e destra sudtirolese. Storico, studi in germanistica e filosofia, Leopold "Poldi" Steurer si è in particolare dedicato al nazionalsocialismo e alla sua rielaborazione storiografica rispetto alla questione sudtirolese. Suoi libri di grande rilievo "Südtirol zwischen Rom und Berlin 1919-1939", l'Alto Adige tra Roma e Berlino, e ancora “Considerazioni sull'antisemitismo in Tirolo”. E ritiene ossessivo questa continua riesumazione di icone identitarie legate ad un passato “mai realmente rielaborato”.
Come considera questa iniziativa del 4 novembre, proprio in quella piazza?
Naturalmente è una provocazione. Ma c'è di peggio, rispetto ad una semplice azione di questo tipo.
E che cosa?
La celebrazione portata all'infinito del proprio martirio. La “corona della sofferenza” è questo. Non c'è pace, non ci dovrebbe essere pace. Ma occorre, come dicevo, cullare in eterno il proprio vittimismo.
E tutto questo a cosa conduce?
A non elaborare il passato. Mi spiego: è giusto avere delle posizioni politiche. Non è invece corretto, anzi è ossessivo, questo insistito rimando ad un momento della storia e solo a quello come se non esistesse altro, come se il mondo si fosse fermato lì. Facendo credere che nulla sia più accaduto, dopo, degno di riflessione o di confronto.
Intende come prendere la storia e fissarla solo in alcune date e non in altre?
È così. C'è solo il 1918. Come se per gli italiani ci fosse solo il 1922 o il '38 o il '45. La storia non è questo. E soprattutto va rielaborata alla luce di come siamo oggi.
E come?
Diversi da ieri. Ma c'è qualcosa di ancora più fastidioso in questa iniziativa...
Intende dire?
Che arriva quando tutto il resto dell'Alto Adige sembra aver cambiato strada. Ad esempio: da parte italiana sono anni ormai che non si usa più il monumento alla Vittoria come luogo celebrativo per il 4 novembre. Mi pare che sia dal 1996 che i militari stessi e le altre istituzioni non salgono più quei gradini davanti ai fasci littori e preferiscono ricordi possibilmente condivisi e proiettati sui caduti.
Cioè tutti i caduti, no?
È così. C'è uno sforzo a molti livelli per cercare piani condivisi nel ricordo di quella guerra. Dunque continuare a spacciarsi per martiri, tirare fuori la corona di spine con un chiaro rimando al Calvario in un periodo storico in cui i sudtirolesi hanno autogoverno e controllo delle risorse mi pare inutile.
Come spiega, al di là del richiamo retorico al martirio, azioni come queste?
Voglio premettere che è un gesto superfluo, poi mostra una totale assenza di sensibilità. Infine posso spiegarlo soltanto riandando alle ultime elezioni provinciali.
Intende la sconfitta della destra sudtirolese?
Mi pare che tutti i partiti che fanno parte di quell'area ne siano usciti male. O spariti o dimezzati... Ebbene è probabile che la corona di spine e poi in quel luogo particolare come piazza Vittoria, sia la reazione di chi non è ancora riuscito a digerire la sconfitta e cerca di compensarla attraverso un tentativo di spostare ancora il piano del confronto e della riflessione: da quello reale, legato ai problemi della gente e alla situazione oggettiva della provincia, a quello identitario. Che tuttavia mostra una fragilità nuova con tutto quello che succede in Europa. E che è successo qui negli ultimi decenni. E mi pare che i temi pantirolesi non siano usciti proprio bene dal voto. Anzi i richiami a quell'ideologia sono stati ignorati. (p.ca.)
Come considera questa iniziativa del 4 novembre, proprio in quella piazza?
Naturalmente è una provocazione. Ma c'è di peggio, rispetto ad una semplice azione di questo tipo.
E che cosa?
La celebrazione portata all'infinito del proprio martirio. La “corona della sofferenza” è questo. Non c'è pace, non ci dovrebbe essere pace. Ma occorre, come dicevo, cullare in eterno il proprio vittimismo.
E tutto questo a cosa conduce?
A non elaborare il passato. Mi spiego: è giusto avere delle posizioni politiche. Non è invece corretto, anzi è ossessivo, questo insistito rimando ad un momento della storia e solo a quello come se non esistesse altro, come se il mondo si fosse fermato lì. Facendo credere che nulla sia più accaduto, dopo, degno di riflessione o di confronto.
Intende come prendere la storia e fissarla solo in alcune date e non in altre?
È così. C'è solo il 1918. Come se per gli italiani ci fosse solo il 1922 o il '38 o il '45. La storia non è questo. E soprattutto va rielaborata alla luce di come siamo oggi.
E come?
Diversi da ieri. Ma c'è qualcosa di ancora più fastidioso in questa iniziativa...
Intende dire?
Che arriva quando tutto il resto dell'Alto Adige sembra aver cambiato strada. Ad esempio: da parte italiana sono anni ormai che non si usa più il monumento alla Vittoria come luogo celebrativo per il 4 novembre. Mi pare che sia dal 1996 che i militari stessi e le altre istituzioni non salgono più quei gradini davanti ai fasci littori e preferiscono ricordi possibilmente condivisi e proiettati sui caduti.
Cioè tutti i caduti, no?
È così. C'è uno sforzo a molti livelli per cercare piani condivisi nel ricordo di quella guerra. Dunque continuare a spacciarsi per martiri, tirare fuori la corona di spine con un chiaro rimando al Calvario in un periodo storico in cui i sudtirolesi hanno autogoverno e controllo delle risorse mi pare inutile.
Come spiega, al di là del richiamo retorico al martirio, azioni come queste?
Voglio premettere che è un gesto superfluo, poi mostra una totale assenza di sensibilità. Infine posso spiegarlo soltanto riandando alle ultime elezioni provinciali.
Intende la sconfitta della destra sudtirolese?
Mi pare che tutti i partiti che fanno parte di quell'area ne siano usciti male. O spariti o dimezzati... Ebbene è probabile che la corona di spine e poi in quel luogo particolare come piazza Vittoria, sia la reazione di chi non è ancora riuscito a digerire la sconfitta e cerca di compensarla attraverso un tentativo di spostare ancora il piano del confronto e della riflessione: da quello reale, legato ai problemi della gente e alla situazione oggettiva della provincia, a quello identitario. Che tuttavia mostra una fragilità nuova con tutto quello che succede in Europa. E che è successo qui negli ultimi decenni. E mi pare che i temi pantirolesi non siano usciti proprio bene dal voto. Anzi i richiami a quell'ideologia sono stati ignorati. (p.ca.)


