BOLZANO. La Corte dei conti bacchetta la Provincia: troppi microappalti nei lavori pubblici, mancata disciplina del reclutamento del personale nelle società partecipate, troppe spese per le collaborazioni esterne e poca trasparenza sui compensi sborsati, eccessiva presenza di gestioni fuori bilancio. E da parte dei giudici contabili ora si teme per la provincializzazione dei controlli. Le sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti hanno approvato il giudizio di regolarità dei rendiconti generali della regione Trentino Alto Adige e delle due province autonome di Trento e Bolzano.

I rendiconti sono stati approvati, quello regionale con qualche riserva di carattere tecnico per mancanza di documentazione, ma i giudici contabili non hanno lesinato le critiche, specie a Bolzano. Il vice procuratore generale, Roberto Benedetti, nel suo intervento tenutosi ieri durante l'udienza pubblica a Palazzo mercantile, ha inoltre espresso più di qualche timore sul trasferimento dell'attività di giudizio da Roma a Trento e Bolzano. Potrebbe, si è detto chiaramente, diminuire l'attività di controllo.

«È questo il rischio che io pavento», ha spiegato Benedetti. «Perché spesso le modifiche che vengono fatte per semplificare le procedure poi in realtà nascondono un riflesso - casuale non so fino a che punto - di controlli che vengono ridotti. E in questo caso c'è anche un passaggio di un'area del controllo alle due province. Però la Corte dei conti, quando ha dato il suo parere sul testo di modifica delle norme di attuazione, ha precisato che questo non significa, o meglio non può significare, una restrizione nei controlli da parte della stessa della Corte dei conti».

Tradotto, i controlli si devono eseguire, perché altrimenti si finisce davanti alla corte. Benedetti lo ha detto a chiare lettere: «Se non c'è controllo, arriva il giudice». Il nostro Paese, ha sostenuto, ha più che mai bisogno di controlli rapidi e intelligenti. Le norme di attuazione per la provincializzazione riguardo al giudizio di regolarità dei rendiconti dell'amministrazione è stata licenziata la settimana scorsa dalla Commissione dei dodici, ma non è ancora passata al vaglio del consiglio dei ministri. Dovrebbe però trattarsi esclusivamente di un rinvio, come si è capito ieri dall'incipit dell'intervento di Benedetti: «Con oggi finisce un'epoca».

Si è completato un ciclo e anche perciò i giudici delle sezioni riunite non si sono lasciati sfuggire l'occasione per fare le pulci alla Provincia, lanciandole un vero e proprio monito per il futuro. Nell'ambito dei lavori pubblici, chiarisce la procura generale presso la corte dei conti, la Provincia ha adeguato la propria normativa alla disciplina del codice dei contratti pubblici, in applicazione della quale nel 2010 sono stati stipulati 3.788 contratti di cui solo 109 hanno superato la soglia dei 150 mila euro con obbligo di certificazione.

La corte evidenzia la necessità di evitare simili frazionamenti, non corrispondenti a lotti funzionali, e del puntuale rispetto della normativa comunitaria in materia. In sede di utilizzazione dei fondi comunitari, a fronte di una situazione generale piuttosto virtuosa, si segnala la criticità emersa con riguardo alla gestione di un contributo erogato sul fondo europeo di sviluppo regionale per 1,6 milioni di euro, con conseguente addebito allo Stato per irregolarità rilevate sui soggetti sottoposti ad audit, che evidenziano carenze di controlli di primo livello suscettibili anche di valutazione in termini di danno erariale per mancata entrata. Pochi i casi di frode comunitaria, in Alto Adige.

Non così bene, invece, l'ambito delle società di cui la Provincia detiene partecipazioni (29 società per un valore di 500 milioni di euro). Secondo la corte, a tale riguardo appare necessario che la Provincia provveda alla disciplina del reclutamento del personale di tali società, in relazione ad esigenze di buon andamento e imparzialità. La spesa per collaborazioni esterne non appare in linea con le disposizioni nazionali in tema di tendenziale riduzione degli oneri complessivamente sostenuti per tali incarichi. I giudici contabili al riguardo parlano di profili di carenza informativa relativi alla modalità di pubblicazione sul sito web della Provincia degli stessi incarichi di collaborazione e consulenza. Si chiede anche il rispetto dell'obbligo di comunicazione annuale al dipartimento della funzione pubblica degli incarichi autorizzati dalla Provincia agli stessi propri dipendenti. Viene poi evidenziata la necessità di attuazione della disciplina in materia di valutazione della performance e di trasparenza introdotta in Italia nel 2009.

Necessario, in questo ambito, che sul sito web della Provincia siano riportate le retribuzioni complessive dei dirigenti, non limitando i dati accessibili alle sole indennità accessorie. Circa poi la spesa per collaborazioni esterne, la Provincia ha comunicato alla corte la sola entità dei pagamenti alle persone fisiche e non alle persone giuridiche. Non pervenuti nemmeno i dati sui servizi esternalizzati e attinenti alle opere pubbliche. Si nota la mancata trasmissione alla corte anche dei necessari elementi valutativi riguardo alla modalità di svolgimento e agli esiti dei controlli sulle gestioni degli enti strumentali, locali, dell'Asl, della Lub, della Camera di commercio e degli altri enti finanziati in via ordinaria. Anche il sistema dei controlli interni della Provincia non pare ancora idoneo a incidere efficacemente sulla capacità di misurare l'azione amministrativa e, conseguentemente, di poter puntualmente valutare l'idoneità dei singoli dirigenti.

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