BOLZANO. A Bolzano trovare casa è difficile per tutti, se poi sei una madre single con figli piccoli, le speranze si riducono al lumicino. La conferma, semmai ce ne fosse bisogno, nel racconto di due donne - con storie diverse alle spalle - che si sono rivolte al nostro giornale, per denunciare la fatica di trovare casa e, quando si trova perché si ha la fortuna di avere un alloggio Ipes, di riuscire a pagare il canone.

Tra silenzi e truffe

Diana (il nome è di fantasia), 43 anni, due figli di 14 e 10 anni, un lavoro, un matrimonio finito alle spalle, da gennaio si alza al mattino con l'obiettivo di trovare un alloggio.

«Ogni giorno consulto annunci, agenzie immobiliari e proprietari privati, invio messaggi, email, telefono, cerco ogni possibile opportunità. Una delle cose che più mi ha colpita in questi mesi è proprio il silenzio. Capisco che agenzie e proprietari ricevano molte richieste e che non sia sempre semplice rispondere a tutti, ma dietro ogni messaggio c'è una persona con una storia, una famiglia e una necessità reale. Anche una semplice risposta negativa sarebbe un gesto di rispetto verso chi sta cercando una soluzione. In questa ricerca mi sono imbattuta anche in tentativi di truffa: annunci che sembravano reali e che per un momento mi avevano fatto sperare di aver finalmente trovato casa. Ho fatto domanda anche all'Ipes, ma mi è stato risposto che sono al 480esimo posto. Significa anni di attesa».

La ricerca di Diana continua, ma non sarà facile per lei, come per tutte le altre donne in questa situazione. I proprietari fanno fatica ad affittare a madri single con figli piccoli, perché temono che nel caso in cui non dovessero riuscire a pagare il canone, potrebbe essere più complicato tornare in possesso dell'alloggio. Tanto che c'è chi - a scanso di equivoci - lo scrive direttamente negli annunci: no cani, no mamme con bambini.

La casa Ipes persa

Completamente diversa la storia di Maria (anche questo è un nome di fantasia) 33 anni bolzanina, madre single di un bambino, che aveva avuto la fortuna di vedersi assegnare un alloggio Ipes, ma l'hanno sfrattata perché non ce la faceva più a pagare.

«Negli ultimi anni - spiega - non sono riuscita a saldare alcune mensilità e si è arrivati allo sfratto fissato per il 17 luglio. All'ufficiale giudiziario ho spiegato la situazione. Non ero in grado di pagare quei 5 mila euro di arretrati. Ho fatto una sola richiesta: un rinvio di un mese, visto che a settembre avrei avuto una soluzione abitativa. Mi è stata concessa una settimana in cui ho fatto l'unica cosa possibile: organizzare il trasferimento temporaneo in Campania dove vivono i miei».

Maria dunque ammette la morosità, chiede solo se non fosse possibile concedere un mese di proroga.

«Prima - assicura Wilhelm Palfrader, direttore dell'Ipes - di arrivare allo sfratto si cerca in tutti i modi di andare incontro agli inquilini. In questo caso c'era un arretrato di 11 mila euro da pagare. Chiedevamo di saldare almeno la metà, ovvero 5 mila. Più di così non si poteva fare».