BOLZANO. «Consegnare la corrispondenza a Bolzano è diventato quasi impossibile perchè quasi tutti hanno le cassette all'interno dei condomini. Gli anziani non ci aprono, non rispondono al citofono. Se lo fanno e la posta non è per loro minacciano e insultano. Ci è capitato tante volte. A Merano questo problema non c'è, li sono già tutte fuori. Abbiamo bisogno che le "buche" siano in strada. Sappiamo anche che molti sono contrari perchè temono che si riempiano di pubblicità ma questo non è un atteggiamento collaborativo da parte dell'utenza».

I portalettere stanno con Poste italiane che di recente, in alcuni edifici del capoluogo, ha affisso all'entrata una lettera nella quale comunica al "gentile cliente" che non è possibile recapitare la corrispondenza perchè la cassetta risulta inaccessibile: «La stessa resta in giacenza dieci giorni presso il Centro recapito di via Resia 190. Le ricordiamo che le cassette devono essere accessibili, possibilmente in strada».

Antonella Longo - dipendente di Poste italiane, direttore ufficio monoperatore e segretaria provinciale Failp/Cisal, spiega che questa è la realtà: «Non c'è imperizia o noncuranza del personale e non c'è alcuna interruzione di servizio ma i portalettere si scontrano con la quotidiana ed effettiva incapacità di consegnare la corrispondenza».Longo dice che i postini passano e ripassano. «Passano una prima volta per poter effettuare il recapito, suonano e nessuno apre. Ripassano il giorno dopo, stessa storia. C'è anche chi non apre se la posta non è per lui perchè ha paura. La società è cambiata. Le coppie oggi spesso lavorano in due ed a casa non c'è nessuno. Gli anziani spesso ricevono precise istruzioni dai figli, dagli amici ecc. di non aprire a nessuno. Del resto sono quotidiani gli appelli delle forze dell'ordine a fare attenzione alle truffe. Il risultato è che nessuno si fida più ed i portoni restano sbarrati».

Ma c'è dell'altro. «La città si è espansa ed il turn over del personale è forte. Una volta esisteva il "postino fisso" al quale venivano affidate le stesse zone per decenni. E se non c'era lui arrivava il sostituto che veniva istruito alla perfezione. Personale che conosceva bene le famiglie. Oggi non è più così ed è un peccato perchè il portalettere resta, per Poste italiane, il miglior biglietto da visita. La stima era tale che i postini avevano i mazzi di chiavi di tutti i portoni della loro zona, che venivano consegnate loro dagli amministratori dei palazzi. Lavorare così era facile».Il servizio di recapito era quasi personalizzato. Oggi i volti di chi consegna sono quasi sempre nuovi.

«Fatica chi lavora e fatica l'utente. E poi- chiude Antonella Longo - le Poste puntano ufficialmente sulla qualità ma stanno di fatto cercando di cancellare la titolarità di zona che è rimasta solo sulla carta e non andrebbe disconosciuta, per lavorare sulla quantità. E questo è il risultato. Va comunque riconosciuto lo sforzo dell'azienda che a metà ottobre ha assunto su Bolzano 21 nuovi portalettere a tempo pieno. Adesso sono 110 più le scorte. Un numero importante».