Bolzano. Giacconi pesanti, cappuccio che copre il cappello, sciarpa e guantoni da sci. I rider lasciano pochi centimetri scoperti del volto, sempre pronti a montare in sella con un nuovo ordine da consegnare. Addosso hanno lo zaino colorato dove trasportano i pasti a domicilio, e vicino sempre la preziosa bicicletta, strumento principale che gli permette di lavorare e quindi di vivere. Più pedali e più guadagni, questa è la regola di base, anche se condita con idee di compensi minimi e regolarità. La stragrande maggioranza sono stranieri, arrivati da poco in Italia e senza documenti: pedine perfette di un sistema anarchico e senza scrupoli, fatto di contratti e subcontratti. Questi sono stipulati con piattaforme che esistono solo come icone sul telefono, e che hanno poco controllo sulle condizioni dei lavoratori e sulle modalità con cui si gestiscono. Un habitat perfetto per il germe del caporalato, che cresce anche qui, a Bolzano, come nelle altre città. La sola differenza è che al posto dei pomodori da raccogliere ci sono panini e “poke” da consegnare.

I subcontratti

Ma come funzionano i subcontratti? «È difficile», spiega un rider. L’uomo, per tutelarsi, preferisce rimanere anonimo. «Per creare un account basta dare un nominativo e avere un telefono su cui scaricare la app. C’è chi crea diversi account, con i nomi di amici o familiari, e li subaffitta ad altri, soprattutto migranti senza documenti, che effettuano le consegne e prendono una percentuale del guadagno». Uno sfruttamento incontrollato che pesa sulle condizioni dei fattorini, costretti a lavorare senza sosta per una retribuzione a cottimo, che in parte gli viene anche sottratta. Un sistema che danneggia gravemente anche chi lavora in modo onesto: «Con queste modalità la concorrenza è triplicata», spiega il rider, «Molti vengono a Bolzano perché è una città piccola dove è più facile lavorare, infatti ci stiamo moltiplicando come funghi. Il problema, però, è che più siamo e più è difficile guadagnare».

La paga

Negli ultimi anni ci sono state numerose proteste, soprattutto nelle grandi città, in cui i rider sono scesi in piazza per chiedere giustizia e una migliore retribuzione. Con la nascita dei sindacati e con alcune garanzie da parte delle aziende sembrava si fossero fatti passi avanti. «Semmai se ne sono fatti indietro», prosegue il testimone. E la paga minima di 10 euro l’ora che risulta sul sito di molte piattaforme? «Facciata. La realtà è molto diversa. Un esempio: ieri per una consegna ho fatto il tragitto via Cadorna, via Diaz e via Bari. Ho guadagnato 4,20 euro lordi». Il sistema a cottimo, quindi, sembrerebbe vigere ancora. «Prima - spiega - rinunciavo ad una consegna se non ne valeva la pena, adesso non posso più perché è difficile trovarne, di consegne, quindi si prende quello che c’è. Oggi (ieri per chi legge, ndr) ho guadagnato 30 euro, un lusso. Ma ci sono giorni in cui arrivo a malapena a 10 euro. Non posso ammalarmi, e se si rompe lo scooter è un grande problema. Lavoro tutti i giorni, ma se va avanti così dovrò pensare ad altro. Fino a due anni fa prendevo anche più di 2 mila euro al mese, adesso sarebbe un’utopia. In più noi, ovviamente, paghiamo le tasse, cosa che la concorrenza senza contratto per forza di cose non fa. Ci vorrebbero più controlli, la piattaforma per cui lavoro io è stata informata, ma dicono che senza prove non possono fare niente», conclude il rider. 

Il sindacato

Sulla questione del caporalato tra i rider è intervenuto direttamente il sindacato Nidil (Nuove identità di lavoro) categoria interna alla sigla Cgil/Agb. A livello nazionale sono riusciti ad ottenere un incontro con una delle piattaforme più coinvolte dal problema. «Un’azienda lo ha risolto mettendo l’identificazione facciale obbligatoria per tutti gli account, una soluzione che potrebbe essere adottata da tutte le piattaforme», spiega la responsabile Nidil Alto Adige Christine Pichler, «Eppure molte continuano a rispondere che senza le prove non possono intervenire». I prossimi passi? «Faremo una segnalazione all’Ispettorato del lavoro, sperando che venga avviata un’indagine», conclude.