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BOLZANO. La famiglia di Svetla Fileva, la prostituta bulgara accoltellata a morte ai Piani di Bolzano il 9 settembre dello scorso anno, vuole giustizia. Ieri papà, mamma, sorella e i due figli (di 8 e 15 anni) della stessa Svetla si sono costituiti parte civile nel processo con rito abbreviato iniziato a carico del giovane omicida. «Non è una questione di soldi a titolo risarcitorio - puntualizza l’avvocato Alessandro Tonon che rappresenta le istanze dei famigliari - ben difficilmente l’assassino avrà la capacità economica di offrire un risarcimento. La nostra è una posizione di principio. La famiglia vuole giustizia e vuole evitare che nel processo l’imputato possa essere presentato come vittima o, peggio ancora, come unica vittima di questa tragedia».
Il processo. Ieri mattina il giudice Silvia Monaco ha accolto l’istanza degli avvocati difensori Flavio Moccia e Julia Mathà ed ha disposto il processo a carico di Kevin Montolli con rito abbreviato, condizionato dall’audizione in aula di due consulenti psichiatrici. Il giudice ne ha disposto l’audizione in contraddittorio con il consulente del pubblico ministero Axel Bisignano. Due le tesi psichiatriche che si fronteggeranno nel corso della prossima udienza, fissata per il 24 giugno. Secondo la difesa (con il professor Fabrici ed il il professor Robotti) all’imputato va riconosciuta la semi infermità mentale, secondo la Procura (con il dottor Michele Piccolin, psicologo) l’imputato non solo sarebbe stato perfettamente in grado di intendere e di volere (e dunque di capire cosa stava facendo) ma sarebbe anche notevolmente pericoloso per un disturbo di personalità che lo renderebbe estremamente aggressivo e pericoloso nel rapporto con l'altro sesso.
Il sangue. Che Montolli sia l’assassino della prostituta bulgara non ci sono dubbi. Il giovane, dopo le prime ammissioni rilasciate alla polizia la mattina dell’arresto (ma non utilizzabili per l’assenza di un avvocato difensore), continua a ripetere di non ricordare nulla delle fasi cruente del delitto. Il giovane panettiere bolzanino, però, è inchiodato alle sue responsabilità anche dall’esito delle analisi di laboratorio. Sui suoi vestiti sono state trovate vaste tracce di sangue della vittima, così come sul coltello utilizzato per l’omicidio sono state trovate tracce di Dna di Kevin Montolli.
Il movente. Anche per quanto riguarda il movente, la pubblica accusa ha ottenuto importanti aiuti dalle indagini genetiche di laboratorio. Agli atti del processo, infatti, ci sono anche i dati delle analisi su un preservativo che la notte della tragedia Kevin Montolli avrebbe usato per avere un rapporto sessuale a pagamento con la vittima. Sul preservativo è stato rilevato il Dna del presunto omicida e della vittima ma non ci sono tracce di sperma, particolare che lascia supporre che l’assassino non sia riuscito ad avere un rapporto completo e per questo sarebbe stato deriso.
La scintilla. Sarebbe stato proprio questo ad innescare la furia omicida di Kevin Montolli che per il momento resta imputato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Intanto le indagini hanno permesso di appurare che Svetla Fileva era stata «venduta» per due volte da organizzazioni criminali che sfruttano la prostituzione (dapprima dalla Bolgaria alla Grecia e poi dalla Grecia in Italia). L’organizzazione incassava parte degli introiti della donna che sarebbe stata minacciata di ritorsione sui famigliari nel caso si fosse ribellata.
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