BOLZANO. Kompatscher come Batman? A chiederselo sono stati molti altoatesini dopo la presentazione del pacchetto di “sgravi fiscali” per un ammontare complessivo di 93 milioni di euro. Ma in pochi, ancora, hanno capito quale sarà il risparmio per la famiglia tipo, quella in cui entrambi i genitori lavorano ed il reddito complessivo si aggira sui 28 mila euro. «Oltre la metà dei contribuenti altoatesini - sottolinea Michele Buonerba della Cisl - dichiara un reddito compreso, appunto, tra i 15 e i 28 mila euro». L’altra variabile da considerare è la casa di proprietà (il 73% degli altoatesini possiede un appartamento), a patto che non superi i 110 metri quadrati e non sia di pregio. Già con questi due requisiti il risparmio, rispetto al passato, è tangibile. «Grazie all’introduzione di una “no tax area” sull’addizionale Irpef - continua Buonerba - dobbiamo mettere in conto un risparmio netto a persona di 246 euro e quindi, il più delle volte, di 492 euro a coppia».

C’è poi l’esenzione Imu: «Per una casa di un centinaio di metri quadrati si pagavano, mediamente, fino a 250 euro l’anno in due rate. Se sommiamo i risparmi legati all’addizionale Irpef alle imposte sulla prima casa arriviamo a 742 euro netti l’anno per la nostra famiglia tipo». Restando all’addizionale Irpef, osserva Buonerba, 94.978 contribuenti su 197.890 si trovano (i dati sono del 2011) nella fascia compresa tra i 15 e i 26 mila euro e quindi il risparmio per questi ultimi è mediamente inferiore. Nel merito il giudizio è comunque positivo: «Il cambio di rotta, con la giunta Kompatscher, c’è stato. Certo, siamo convinti che si possa fare ancora meglio. I 370 milioni garantiti alle imprese nel 2012, ad esempio, ci sembrano eccessivi. Un altro nodo è rappresentato dai finanziamenti a favore degli enti locali. Bolzano, e le altre cittadine, non dovranno essere penalizzate».

Ma per quanto riguarda le minori entrate dei comuni derivanti proprio dal taglio delle imposte sugli immobili, Kompatscher ha precisato che «la Provincia, in accordo con il Consorzio dei Comuni, intende prevedere delle forme alternative di finanziamento a favore degli enti locali, recuperando risorse dalla contrazione della spese pubblica».

Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda anche il segretario provinciale della Uil Toni Serafini, che apprezza molto il metodo della concertazione seguito da Kompatscher. «Finora ci siamo visti già tre volte e ho l’impressione che ci siano margini per apportare ulteriori piccoli correttivi Noi, ad esempio, avremmo preferito un’esenzione totale per i contribuenti fino a 35 mila euro. Così come per l’Irap, piuttosto che premiare indistintamente tutte le aziende con sgravi del 10%, sarebbe stato meglio fare una selezione, privilegiando chi opera in certi settori, come la ricerca e l’innovazione ad esempio».

Il prossimo «step» secondo Serafini è rappresentato dai tagli alla spesa: «Kompatscher ha detto di voler risparmiare innanzitutto sulle consulenze, che saranno ridotte al minimo. L’altro aspetto, di cui non ha parlato, ma che abbiamo sollevato noi, è quello dei tagli alla spesa sanitaria. Speriamo si arrivi ad una centrale unica di acquisto, perché le quattro esistenti non consentono di impiegare al meglio le risorse. Quanto agli ospedali riteniamo che sette siano troppi: qualcuno potrebbe anche diventare un day-hospital, altri potrebbero specializzarsi».

Sul fatto che debbano pagare l’Imu gli altoatesini con appartamenti sopra i 110 metri c’è stata una “sollevazione” da parte di chi ha preso gli alloggi in cooperativa. «Questi casi sono il 3% del totale. Ma Kompatscher, per ora, non è stato chiaro. Non appena ci sarà la legge bisognerà specificare che l’imposta deve riguardare solo gli alloggi di pregio».

Buonerba della Cisl fa invece un’ultima riflessione sugli aiuti alle famiglie: «Andrebbe fatto un ragionamento generale che comprenda anche gli aiuti statali, quelli regionali e i servizi provinciali e comunali. Consideriamo che, in base al reddito, vengono pagati gli assegni familiari Inps e ci sono le detrazioni Irpef (che sono aumentate da 800 a 950 euro per i figli con più di 3 anni e da 900 a 1.220 euro per quelli con meno di 3 anni) che sono indipendenti dalla condizione economica. A questi vanno aggiunti gli assegni familiari regionali (anch’essi in base al reddito) e l’intervento provinciale di 200 euro al mese per i figli fino a 3 anni (per famiglie che dichiarano fino a 80 mila euro). A nostro avviso si dovrebbero incentivare di più i genitori che investono nell’educazione dei minori e quindi utilizzare i contributi anche in chiave pedagogica». Una proposta concreta sarà possibile, però, solo dopo che la commissione per la revisione della spesa, voluta da Kompatscher, avrà terminato il suo lavoro». Se ne riparlerà, dunque, solo per la finanziaria 2015.

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