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Durante l'occupazione tedesca, gli ebrei non potevano sposare gli ariani. Le loro idee erano proibite, le loro tradizioni, ogni piccolo gesto era un pretesto per arrestarli. Sono stati reclusi nel ghetto, stipati come animali in spazi piccolissimi.
Oggi rimane qualche pezzo di muro. Un muro alto tre metri costruito in modo che ricordasse la forma delle lapidi, come a dire: voi ci morirete, qui dentro.
Abbiamo visto il museo della fabbrica di Oskar Schindler, reso celebre dal film di Spielberg "Schindler's list". Permettendo agli ebrei di lavorare nella sua fabbrica, lui ne salvò circa 1.100.
Un altro uomo coraggioso è stato Tadeusz Pankiewicz, unico farmacista del ghetto. Nonostante avessero cercato di cacciarlo, lui s'intestardì per restare e così ci rimase. Farmacista "ariano" che scelse di restare per cercare di aiutare in qualche modo gli ebrei. Diede medicine anche a chi non se le poteva permettere e nascose gli oggetti delle famiglie perseguitate, affinché i tedeschi non potessero confiscarli.
Questi sono gesti di Resistenza. Resistenza ad un governo che voleva dire alla gente che la loro razza era inferiore, voleva dirgli dove dovevano vivere, chi sposare, che lingua parlare. Gesti piccoli in confronto a tutto il male che è stato fatto, eppure sono proprio i piccoli gesti a dare la spinta necessaria per continuare a resistere contro un governo che confina ai margini della società. Passeggiando per il ghetto abbiamo sentito delle testimonianze sulle note della notturna di Chopin op. 9 n.2, che ha reso il tutto ancora più trasportante.
Mi sono sentita svuotata, come se gli ebrei li avessero portati via dal mio petto, oltre che dalle loro case e dalle loro vite.
Ironicamente, oggi vicino alla farmacia del signor Pankiewicz sorge un'agenzia di viaggi. Oggi possiamo andare dove vogliamo, vivere dove vogliamo. Sposare chi vogliamo ancora no, ma questo è un altro discorso.
Grazie a Schindler, Pankiewicz e a tutti quelli che mi hanno insegnato a fare piccoli gesti di resistenza.
Camilla Ruzzu, 4M Liceo Pascoli
Oggi rimane qualche pezzo di muro. Un muro alto tre metri costruito in modo che ricordasse la forma delle lapidi, come a dire: voi ci morirete, qui dentro.
Abbiamo visto il museo della fabbrica di Oskar Schindler, reso celebre dal film di Spielberg "Schindler's list". Permettendo agli ebrei di lavorare nella sua fabbrica, lui ne salvò circa 1.100.
Un altro uomo coraggioso è stato Tadeusz Pankiewicz, unico farmacista del ghetto. Nonostante avessero cercato di cacciarlo, lui s'intestardì per restare e così ci rimase. Farmacista "ariano" che scelse di restare per cercare di aiutare in qualche modo gli ebrei. Diede medicine anche a chi non se le poteva permettere e nascose gli oggetti delle famiglie perseguitate, affinché i tedeschi non potessero confiscarli.
Questi sono gesti di Resistenza. Resistenza ad un governo che voleva dire alla gente che la loro razza era inferiore, voleva dirgli dove dovevano vivere, chi sposare, che lingua parlare. Gesti piccoli in confronto a tutto il male che è stato fatto, eppure sono proprio i piccoli gesti a dare la spinta necessaria per continuare a resistere contro un governo che confina ai margini della società. Passeggiando per il ghetto abbiamo sentito delle testimonianze sulle note della notturna di Chopin op. 9 n.2, che ha reso il tutto ancora più trasportante.
Mi sono sentita svuotata, come se gli ebrei li avessero portati via dal mio petto, oltre che dalle loro case e dalle loro vite.
Ironicamente, oggi vicino alla farmacia del signor Pankiewicz sorge un'agenzia di viaggi. Oggi possiamo andare dove vogliamo, vivere dove vogliamo. Sposare chi vogliamo ancora no, ma questo è un altro discorso.
Grazie a Schindler, Pankiewicz e a tutti quelli che mi hanno insegnato a fare piccoli gesti di resistenza.
Camilla Ruzzu, 4M Liceo Pascoli


