BOLZANO. Dopo 18 anni cambia la gestione del self-service di proprietà della Fiera in via Buozzi: la struttura, durante l’estate, verrà completamente rinnovata per riaprire in autunno. Il contratto, firmato nel 1998 da Roman Oberhofer e Désirée (per tutti Desy) Di Salvo, è scaduto e la Fiera ha deciso di affidare la gestione alla “Forst”, pronta ad investire centinaia di migliaia di euro nella ristrutturazione del ristorante al primo piano e del bar a pianoterra, punto di riferimento in questi anni per gran parte di coloro che lavorano in zona industriale.

Il grande self-service della Fiera però funzionava solo a mezzogiorno, mentre il nuovo locale sarà aperto anche la sera e ci sarà solo servizio al tavolo. Viene dunque rivoluzionata la fisionomia del locale - il progetto è firmato dall’architetto Walter Pichler, presidente della Stahlbau Pichler - che dovrebbe avere anche una grande terrazza che si affaccia su via Buozzi, ma cambia completamente anche la filosofia. L’idea, a quanto pare, è quella di farne un locale di buon livello in grado però anche di intercettare, soprattutto la sera, la clientela giovanile con la formula dell’aperitivo lungo e altre iniziative.

Del resto, la location si presta: se si fa musica non si corre il rischio proteste e successive raccolte di firme dei vicini, perché dopo le sette di sera la vita in zona industriale finisce. Inoltre non ci sono problemi di parcheggio, perché proprio al livello del ristorante ci sono alcune centinaia di posti macchina. E per chi all’auto dovesse preferire il treno, c’è la fermata proprio di fronte alla Fiera.

Il compito di cambiare pelle al locale sarà affidato a Gerhard Stecher che gestisce con successo il ristorante di Castel Flavon e il Bivac, il bar-ristorante della Salewa (gruppo Oberrauch). Proprio il Bivac, negli ultimi anni, è diventato meta - nelle serate estive - di centinaia di giovani che ascoltano musica, ballano, in una parola si divertono.

Ma per la riapertura del rinnovato ristorante della Fiera bisognerà attendere l’autunno. Quel che è certo è che il self-service chiude venerdì 10 giugno con un pizzico di rammarico per gli attuali gestori e per i clienti, quasi tutti habitué.

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«È stata una bella esperienza - raccontano Roman Oberhofer e la moglie Desy Di Salvo - iniziata nel ’98 assieme ad Helmuth Wörndle: c’erano la fiera floralia e la Tempo libero, il ristorante però non era ancora pronto, per questo avevamo allestito un grande tendone nel piazzale per 1500 persone. Diciotto anni fa, quando siamo partiti, in Zona oltre a noi c’erano il ristorante della Vives e Bergamaschi. Oggi, tra via Galilei e via Einstein, c’è di fatto un’altra città con tanti bar e ristoranti: la clientela ormai non ha che l’imbarazzo della scelta».