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BOLZANO. Avevano annunciato le dimissioni sia il vicesindaco Klaus Ladinser che gli assessori Mauro Randi e Luigi Gallo, ma alla fine ci hanno ripensato e, al momento, l’unica lettera di addio è quella di Spagnolli. Le funzioni di sindaco sono passate nelle mani di Ladinser che assicura che si dimetterà nei prossimi giorni.
Il Comune è nel caos all’indomani del terremoto politico provocato dalla decisione del sindaco di dimettersi, dopo quattro mesi di sfibranti trattative nel disperato tentativo di mettere insieme una maggioranza, anche se alla fine quello che ha pesato di più è stato l’incubo di possibili ricorsi con richieste di risarcimento danni sull’operazione Benko. Questo spiega anche perché l’ultimo atto firmato dal sindaco è stato il decreto - pubblicato ieri sul sito internet del Comune - con cui riconvoca la conferenza dei servizi che di fatto rimette in gioco il piano di riqualificazione per l’area di via Altro Adige contenuto nel progetto Benko, bocciato dal consiglio comunale a fine luglio per un voto.
La riunione dei superstiti. Ieri mattina mentre Spagnolli partecipava alla riunione del Consorzio dei Comuni (con le dimissioni da sindaco non fa più parte di quest’organismo, ma resta nel cda), in Municipio si riuniva quello che resta della giunta. All’incontro hanno partecipato gli assessori Claudia De Lorenzo, Luigi Gallo, Luciano Giovanelli, Judith Kofler Peintner e Mauro Randi. Assente Ladinser. Hanno deciso di non dimettersi, prima - si legge in una nota diffusa poco dopo - di un confronto con i propri partiti, prima di aver ottenuto i chiarimenti giuridici in merito a tutte le questioni aperte e in ogni caso di voler garantire un passaggio ordinato dell’amministrazione all’eventuale commissariamento e alle successive elezioni. Ma quanto rimarranno? La sensazione, ovviamente negata dagli interessati, è che ci sia la tentazione di restare fino a maggio, quando i bolzanini torneranno alle urne. La legge così come stanno le cose oggi, ovvero con le sole dimissioni del sindaco, consentirebbe a giunta e consiglio di operare fino a primavera. Se anche - come pare - si dimette il vicesindaco, potrebbe subentrare nelle funzioni di sindaco l’assessore più anziano, ovvero Giovanelli.
Gli scenari. La normativa, che in queste ore i giuristi stanno cercando di interpretare, prevede diverse possibilità. Il commissariamento immediato scatta solo se si dimettono almeno 23 consiglieri comunali. Nel caso in cui si dimettessero tutti gli assessori o i membri della giunta scendessero sotto i cinque, il consiglio comunale avrebbe comunque un mese di tempo (ma c’è chi dice che i mesi sarebbero addirittura tre) per cercare di formare una nuova giunta. Solo nell’ipotesi in cui questo periodo dovesse trascorre invano, arriverebbe il commissario fino a maggio.
Ma, per ora, nessuno in giunta vuol sentire parlare di commissariamento. «Non si può mollare tutto da un giorno all’altro - dice Gallo - ci sono delle cose da completare, per il bene della città. E comunque non si può sacrificare ogni cosa sull’altare del progetto Benko». Anche Randi prende tempo: «Ci sono una serie di questioni aperte e poi bisogna capire bene cosa prevede la legge quando un sindaco si dimette. Per esempio non è certo se possa o meno essere surrogabile, se lo fosse gli subentrerebbe Pietro Calò, primo dei non eletti ». Anche l’assessore Claudia De Lorenzo è decisa a restare: «Per quanto mi riguarda sto portando avanti il discorso delle luminarie natalizie che per i quartieri sono una cosa importante e poi c’è il Premstaller in ballo».
La poltrona. Ma difficilmente i superstiti della giunta Spagnolli riusciranno a resistere a lungo. Gli attacchi più pesanti arrivano proprio dall’interno della maggioranza. La più dura è Elena Artioli: «Quello che sta succedendo è indegno: dovevano dimettersi tutti, subito. Per me la De Lorenzo, che avevo voluto nella mia lista, è stata una grande delusione, non la ricandiderò più. La verità è che questa giunta non ha mai cominciato a lavorare e quindi non c’è nulla da portare avanti. È la dimostrazione che sono tutti incollati alla poltrona. Del resto, non mi stupisce visto che non si sa quanti di coloro che vi siedono, hanno un lavoro che li aspetta. Io chiederò ai miei consiglieri di presentare una mozione di sfiducia per la giunta e per il 9 ottobre ho già convocato la prima riunione per mettere a punto la lista in vista delle prossime elezioni». Alza la voce anche il consigliere Sandro Repetto (Pd): «Siamo di fronte ad un crisi politica insanabile: dobbiamo dimetterci tutti. Lunedì lo proporrò all’assemblea del Pd, se la cosa non dovesse passare, presenterò una mozione di sfiducia. È chiaro non vogliono andarsene, perché non vogliono mollare poltrona e indennità: altre motivazioni non se ne vedono».
L’opposizione. Se Artioli e Repetto sono per mandare a casa tutti, i consiglieri dell’opposizione prendono tempo. «Lunedì - spiega il leghista Carlo Vettori - ci vediamo con gli altri consiglieri dell’opposizioni per decidere le prossime mosse. Non è detto che lasciare la città in mano ad un commissario sia la cosa migliore». Anche Rudy Rieder (Movimento Cinque stelle) non si sbilancia: «Cerchiamo di capire prima come si muove la giunta, la situazione è molto ingarbugliata». Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore) che “dopo l’evaporazione annunciata del centrosinistra” vede il centrodestra alla guida della città, per quanto riguarda l’immediato futuro lascerà ai suoi libertà di decidere se dimettersi o meno.
La nuova legge. Su una cosa sono d’accordo tutti: il consiglio regionale deve riformare subito la legge elettorale, per evitare che dopo le elezioni di maggio Bolzano si ritrovi in una situazione di ingovernabilità. «I tempi per mettere a punto la riforma - assicura il presidente della giunta provinciale Arno Kompatscher - ci sono, anche se la materia è complessa dal punto di vista tecnico-giuridico, perché qui - per garantire gli equilibri etnici - non si può applicare come nel resto del Paese il premio di maggioranza». La prima commissione legislativa del consiglio regionale giovedì ha iniziato l'esame del disegno di legge di Urzì che prevede l'elezione di consiglio e sindaco con un unico turno.
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