BADIA. Nel comune di Badia, e precisamente in località “Pantansarè” praticamente a ridosso dell’abitato di Pedraces - in linea d’aria saranno si e no un centinaio di metri dal centro - iniziano le verifiche tecniche per gli allacciamenti elettrici che dovrebbero fornire l’energia al ripetitore che Tim e Vodafone hanno intenzione di erigere, contro la volontà dei cittadini e dell’amministrazione comunale, ma a quanto pare con il beneplacito della Provincia autonoma, in quella località.
Quella che la scorsa primavera veniva data solamente come un’ipotesi, una possibilità ancora lontana e per il momento solo sulla carta, sulla quale il comune avrebbe senz’altro detto la sua, ma contro la quale in luglio la popolazione aveva anche organizzato e portato a termine una raccolta di firme per un eventuale quesito referendario adesso, agli inizi di ottobre, è evidentemente diventato un progetto vero e proprio che, nonostante il doppio no di giunta e consiglio comunale pare ormai avere davanti un iter burocratico spianato dal sì della Provincia.
La preoccupazione preventiva, già espressa in estate con oltre 500 firme esclusivamente di residenti, è così sfociata in una volontà decisamente contraria dell’intera popolazione che non nasconde ormai la sua rabbia. C’è la volontà degli abitanti di impegnare tutte le proprie forze per evitare quello che, a detta dei portavoce dell’iniziativa, oltre che essere un impianto inutile vista la presenza di altri grandi antenne vicine, sul Col Alto e, proprio nei pressi del paese, a Sponata, rischia di diventare anche una vera e propria minaccia per la salute stessa dei cittadini.
«Alle grandi compagnie telefoniche che intendono potenziare la loro copertura - è il commento unanime in paese - ricordiamo che da anni ormai il comune di Badia e le sue aziende ricettive stanno attendendo le linee Adsl per l’internet veloce che invece le stesse compagnie, o le loro collegate, incuranti dei disagi della gente privata di una servizio economicamente importante, si sono rifiutate di posare o di far posare poiché evidentemente non rientravano nei loro interessi. Ora, quello che diventerebbe un ennesimo ripetitore a Pantansarè non è negli interessi della collettività, che ha già la copertura telefonica cellulare sufficiente, ma rischia di causarle un grave danno alla salute e a quella dei suoi piccoli. Esistono già due grandi ripetitori, Col Alto e Sponata, e se si vuole davvero potenziare il servizio si compiano i passi necessari e si usino quelle strutture». Questa la posizione dei portavoce della protesta, fra cui numerosissime madri di famiglia, che solo pochi giorni fa hanno anche avuto in incontro con le autorità comunali dalle quali, sempre secondo il comitato spontaneo, hanno anche ricevuto l’assicurazione dell’inoltro del ricorso contro l’autorizzazione concessa dalla giunta provinciale. Il termine del 26 ottobre, termine burocratico per l’inoltro del ricorso, si sta però avvicinando e finora si sta assistendo già a “”prove di montaggio” del ripetitore.
«Noi non molleremo - affermano al comitato - e se saranno necessarie altre firme per chiedere con forza il referendum, raccoglieremo anche quelle. La popolazione è ormai fortemente preoccupata e decisamente scontenta di questa politica delle autorizzazioni che, incuranti di tutto, passano sopra le loro teste per fare gli interessi di pochi».
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