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BOLZANO. Non solo rapina, ma anche minaccia aggravata e lesioni: sono i reati individuati dalla Questura e formalizzati nella denuncia inviata in Procura contro il tassista accusato di aver aggredito la notte del 2 dicembre, dopo un diverbio sul tragitto da seguire, una biologa trentatreenne, originaria del Kenia ma residente a Bolzano da 12 anni.
La donna aveva chiamato il taxi per tornare a casa da via Maso della Pieve, dove aveva trascorso la serata in compagnia di amiche, a via Palermo, dove abita con il marito e la figlia. Ma quello che doveva essere un veloce e sicuro ritorno a casa si è trasformato in un incubo: a ponte Palermo dopo le minacce sono arrivate le botte. A conferma di quanto raccontato dalla vittima due referenti medici, rispettivamente di 15 e 8 giorni, e soprattutto una registrazione audio fatta con il cellulare dalla donna. L’apparecchio, con il suo prezioso contenuto ai fini della ricostruzione dell’accaduto, era stato buttato giù dal ponte dal tassista, ma successivamente recuperato dal marito della vittima.
L’informativa. «Ho ricevuto questa mattina (ieri, ndr) - ha detto il sindaco Renzo Caramaschi, nel corso della consueta conferenza stampa del lunedì - una lettera molto dettagliata del questore Lucio Carluccio con la descrizione di quanto accaduto. Per quanto mi riguarda, sono per procedere alla sospensione della licenza».
La competenza in materia è della commissione comunale taxi, presieduta dall’assessora Maria Laura Lorenzini che ha convocato per domani mattina alle 8 gli altri dieci componenti.
«Quanto successo - ha commentato l’assessora - è di una gravità inaudita. Purtroppo, dalla lettera inviata dal questore al sindaco, emerge un quadro tristemente chiaro di come si sono svolti i fatti. Qui ci troviamo difronte ad un’aggressione nei confronti di una donna che però ha anche una connotazione razziale, visto che la vittima è originaria del Kenia. La commissione taxi esaminerà approfonditamente il caso, in base al regolamento comunque ci sono gli estremi per procedere alla sospensione della licenza in attesa che la giustizia faccia il suo corso».
I tassisti. Della commissione taxi fa parte anche Mauro Ortombina, presidente di Radio Taxi, la cooperativa che riunisce 50 soci: «Mi dispiace per quanto successo alla signora e quando ho ascoltato quella registrazione audio sono rimasto allibito, senza parole. Poi ho sentito il tassista che racconta una storia diversa. Sinceramente mi sembra incredibile che un collega, che lavora con noi da anni e non ha mai avuto problemi, anzi è sempre stato apprezzato dai clienti, possa aver fatto quello di cui è accusato».
La difesa. Quando ci ha parlato? «Non sapevo nulla - dice Ortombina - l’ho appreso dal giornale. Solo allora ci ho parlato: lui sostiene che dalla registrazione non emerge quello che è successo prima, ovvero che è stata la signora ad aggredirlo, gli avrebbe graffiato la faccia e tirato i capelli. Io però gli ho detto che ha sbagliato a non mettermi subito al corrente di cos’era accaduto la notte del 2 dicembre tra via Maso della Pieve e via Palermo. È distrutto da questa vicenda e si è rivolto ad un legale per difendersi. Purtroppo su quel taxi non sono installate le telecamere che oggi ci consentirebbero di capire esattamente come si sono svolti i fatti. Molti dei nostri soci le hanno - sia all’interno che all’esterno della macchine - e sono preziose, perché ti tutelano in caso di imprevisti e contestazioni».


