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MERANO. Il presidio, davanti alla Memc, resta aperto. Da 114 giorni la tenda è lì a testimoniare la crisi, la cassa integrazione, la voglia di tornare a lavorare.
Da 114 giorni Fiorenzo Dalla Torre presidia. «Questa fabbrica la sento mia - dice - perché qui hanno lavorato per 36 anni mio nonno, per 42 anni mio padre; adesso lavoriamo sia io che mio figlio Christian. Non la posso mollare proprio ora». Fiorenzo ricorda ancora quando, nel 1972, «ero sui trattori a battere il tamburo mentre si sfilava per le vie di Merano per chiedere la riapertura dello stabilimento. Allora la fabbrica era stata occupata. Adesso non abbiamo fatto un’ora di sciopero contro la drammatica situazione in cui ci hanno cacciato». Il rimpianto di Dalla Torre viene dal fatto che «Siamo rimastin in pochi a gestire questa tenda. Si tratta, probabilmente, di un fatto generazionale. Ma non si può fare finta di niente: la lotta dei lavoratori è anche sacrificio e non solo messaggiare tramite Facebook o Twitter».
A fianco di Dalla Torre c'è Patrizio Indero, un altro che non molla. «Le nuove generazioni non capiscono, o fanno finta di non capire, cosa significa presidiare una fabbrica 24 ore su 24. È un sacrificio ma anche un preciso impegno di solidarietà nei confronti di tutti i lavoratori in difficoltà». Fra i cento dipendenti, continua Dalla Torre, che si danno il turno per lavorare alla Memc «Sono pochi coloro che al mattino ci degnano di un saluto. E questo mi dispiace. La Memc è anche di tutti noi che siamo in cassa integrazione. Il prossimo anno raggiungerà la pensione. In teoria potrei anche abbandonare la lotta. Ma non lo farò mai perché io alla Memc credo ancora». Alla sagoma di un operaio, davanti alla tenda, è stato attaccato un cartello. C'è scritto: "Ciao a tutti, anche a te che non saluti". Rivolto a chi entra in fabbrica e non dà neppure un'occhiata a chi è lì a presidiare. «Abbiamo anche lanciato un appello a tutti i cassintegrati per chiedere maggiore presenza in tenda. Pochissime risposte, ancora meno le adesioni. Non voglio incolpare alcuno - dice Indero - perché, rispetto al 1972, è cambiata la mentalità. Ma sono davvero deluso. La solidarietà la riceviamo dagli esterni che si fermano e parlano con noi, portandoci anche dei viveri. Non dai nostri colleghi di lavoro. Ma continueremo a restare qui, davanti alla Memc, giorno per giorno. Nella speranza che quello successivo si ritorni al lavoro».
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