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BOLZANO. Qualcuno alla fine se ne è accorto. «Scusi ma dove sono? Dico, dove sono la lupa e il leone sopra i pennoni? Sono spariti...». Perché, in effetti, non ci sono più da mesi i due. Erano davanti al monumento, all'imbocco del ponte Talvera, sopra le bandiere italiana e comunale. Da una parte la lupa capitolina, quella che di solito allatta i due gemelli fondatori Romolo e Remo, dall'altra il leone di San Marco. Chiaro l'intento: a far da guardia alla città vecchia, quella gotica, gli urbanisti di quella nuova, la littoria, avevano messo i due simboli più espliciti dell'italianità, Roma imperiale e Venezia serenissima, la capitale del rinato Triveneto. E dunque: rimozione, pulizia etnica, scomparsa dolosa, furto? Alla fine ha parlato il sindaco: «Piano, piano. La realtà è più semplice...». E dunque sindaco, dove sono? «Li abbiamo tolti perché stavano cadendo a pezzi. Anzi, li ha tolti la Sovrintendenza. Adesso li ho io... Cioè, il Comune».
Si possono vedere? «Adesso no, nel senso che sono dal restauratore. Gli esperti ne hanno individuato uno molto bravo. Non corrono più nessun pericolo». Ecco dunque la notizia: la lupa e il leone sono vivi e vegeti. Solo un po' dimessi. È la malattia dell'età. Sono più di 70 anni che si prendono acqua e neve, sole e gelo a quell'altezza. E poi vicino alle correnti del fiume. Negli anni, erano state fatte oggetto di qualche intervento azzardato, come una mano di vernice gialla non proprio decorosa. L'altra notizia è invece che ritorneranno. Lo assicura sempre Caramaschi: «Ho parlato con chi ci sta lavorando, ho fatto due conti e c'è la possibilità di farli tornare al loro posto in primavera». Il sindaco poi rivela che qualcuno, saputo del cattivo stato delle due opere e della loro rimozione, aveva chiesto sottovoce di non farle più ritornare al loro posto, magari trovandone uno nel museo del monumento. Caramaschi si è opposto: «Quella storia è ormai passata. Basta polemiche. O vendette postume. Ora si parla di conservazione e di urbanistica. Come è stato riqualificato il monumento, così va preservata l'unità della piazza. I pennoni ne sono parte integrante».
Un vero "insieme" direbbe Silvano Bassetti. Un insieme vecchio di 70 anni. Una testimonianza. Perché poi, leone e lupa non sono due animali qualsiasi. Sono stati scolpiti da Ignaz Gabloner. Artista sudtirolese del livello di Piffrader almeno, lo scultore del bassorilievo mussolinano in Piazza Tribunale. Sono di Gabloner molte sculture e bassorilievi notevoli a Bolzano. Come quello sul frontone della chiesa di Cristo Re, in corso Italia. A Gabloner, Appiano ha dedicato una grande mostra lo scorso anno. Una riscoperta la sua. Dopo essere passato per le penombre del dopoguerra, in cui molto si insisteva su una sua eccessiva aderenza al regime, dimenticando il suo essere fondamentalmente un artista al lavoro. Ora leone e lupa sono a riposo. Si trovano nel laboratorio di Martin Pittertschatscher, uno tra i restauratori bolzanini più noti e preparati. «Stiamo muovendoci con molta cautela - dice - perché anche la Sovrintendenza è impegnata in ricerche d'archivio e alla definizione dei vari interventi a cui le due opere sono state sottoposte negli anni. Ci sarà anche una analisi stratigrafica». Per ora, Pittertschatscher non ha ancora ottenuto l'incarico ufficiale: «Vanno chiarite prima alcune modalità di intervento». Leone e lupa, dal vivo sono molto più grandi di quanto uno si potesse immaginare: «Poste a 23 metri d'altezza - spiega il restauratore - non era semplice capire che, in realtà, sono alte più di un metro e venti. Da vicino, fanno impressione...». Esaurita questa fase di studio tecnico, inizieranno i lavori su di loro. Serviranno mesi. Per cui è realistica l'ipotesi del sindaco su un loro ritorno in primavera. Nel contempo, saranno messi in sicurezza anche i due pennoni. Ipotesi di spesa: intorno ai 30 mila euro, tra lupa, leone e pennoni.


