BOLZANO. «Sa perché lo faccio? Perché Elisa, mia figlia, mi ha chiesto di aiutarla ad andare alle Olimpiadi. Non potevo dirle di no». Mentre parla Federica Burri, capelli rosso fuoco e grinta da vendere, non smette un attimo di lavorare: ha trasformato l’ultimo tavolino del bar della piscina coperta di viale Trieste in una sorta di mini-laboratorio. Da lì taglia nastri colorati e fettucce, prepara montagne di fiocchi e decorazioni in vista del Natale, tenendo d’occhio la vasca dove si allena Elisa Pizzini, 11 anni, promessa dei tuffi che da un anno gareggia per i colori della Bolzano Nuoto.

Vita di sacrifici, ma Federica tiene duro, perché “l’importante è che mia figlia sia felice”.

La sveglia alle 5.30 del mattino, per prendere il treno per Bolzano, nella casa di Pescantina è cominciata a suonare un anno fa, quando Elisa, atleta di ginnastica artistica della prestigiosa società Brixia di Brescia, si è infortunata. Ha dovuto smettere con quel tipo di disciplina, ma non di sognare.

«Quando aveva 4-5 anni e la accompagnavo in piscina - racconta la madre - l’allenatrice mi aveva detto che la bambina sarebbe stata portata per il nuoto sincronizzato. La decisione di puntare sui tuffi è una sorta di ritorno al passato».

Ma perché proprio Bolzano, non si poteva trovare una soluzione più “comoda” a Verona o dintorni?

«Non sapendo nulla di tuffi, mi sono informata e mi hanno consigliato Bolzano anche se questo per me, mia figlia e il resto della famiglia - mio figlio Giacomo che gioca nell’Ellas e mio marito che è un santo - comporta grossi sacrifici. Oggi Elisa si allena con Christopher Sacchin sotto la super-visione di Giorgio Cagnotto ed è contenta».

Ma il prezzo da pagare al sogno di andare un giorno alle Olimpiadi è alto.

Elisa, caschetto biondissimo e fare spigliato, dal lunedì al sabato è in piscina già di buon mattino: prima c’è l’allenamento a secco, poi alle 10 quando i nuotatori lasciano la vasca, si va sul trampolino.

Verso mezzogiorno, si stacca per la pausa pranzo.

«Mi porto tutto da casa - racconta Federica - la vita a Bolzano è troppo cara. Non è neppur pensabile andare fuori a mangiare. La signora Elvi, che gestisce il bar, capisce e mi consente di scaldare i piatti nel microonde. Due giorni in settimana, in genere il martedì e il giovedì, torniamo a Pescantina alle otto di sera; gli altri giorni siamo a casa intorno alle 14, perché poi devo correre a lavorare».

Per seguire la figlia, lei che è specializzata in decorazioni e confezioni, ha ottenuto dalla sua azienda, la possibilità di lavorare, almeno in parte, da casa. Che in realtà è il bar della piscina diventato la sua seconda casa.

«Io e mia figlia siamo state in qualche modo adottate, oltre che da chi lavora in piscina, anche dai tanti anziani che frequentano i corsi di nuoto e si sono incuriositi a vederci qui sempre. Tra una chiacchiera e l’altra, bevendo un caffé insieme, sono nati dei bei rapporti di amicizia».

Nonostante la fatica delle trasferte quotidiane, non ha mai pensato di lasciare Elisa in collegio a Bolzano: «È ancora troppo piccola. Non posso lasciarla sola».

E allora avanti così, con la sveglia che suona tutti i giorni della settimana - ad eccezione della domenica - quando fuori è ancora buio. E il viaggio in treno, all’andata ma soprattutto al ritorno, serve per fare i compiti e ripassare la lezione.

I genitori hanno ottenuto dalla dirigente scolastica di provvedere in proprio all’istruzione scolastica della figlia: «Con questo ritmo di allenamenti e dovendo venire a Bolzano, non potrebbe seguire le lezioni di una scuola tradizionale. Per questo mi sono accollata anche l’impegno di farle da insegnante: a fine anno scolastico Elisa dovrà sostenere gli esami di prima media».

©RIPRODUZIONE RISERVATA