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Bolzano. Laura Perselli, la mamma di Benno accusato di aver assassinato entrambi i genitori facendone sparire i corpi, non era serena ed in qualche maniera temeva il figlio, proprio per il suo comportamento. È quanto trapela dagli atti dell’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica dopo la scomparsa della stessa Laura e del marito Peter Neumair la sera del 4 gennaio scorso.
Nel corso dell’udienza di convalida del provvedimento del fermo, i sostituti procuratori Igor Secco e Federica Jovene hanno riprodotto in aula l’audio di due messaggi vocali che la madre di Benno nell’estate dello scorso aveva inviato ad una amica, lamentandosi proprio del comportamento del figlio. La donna parla in modo sofferente della situazione del figlio, ma non piange.
Dal messaggio emergerebbe una forte preoccupazione della donna che dopo un episodio particolarmente allarmante sentì la necessità di mandare un messaggio all’amica, non attendendo la possibilità di parlarle direttamente o comunque con un colloquio telefonico. Anche questo è un particolare che viene letto in chiave allarmante perché Laura Perselli ritenne di segnalare l’episodio con due messaggi inviati via WhatsApp . Per il momento non sono state rese note altre circostanze e cioè né quale fu l’episodio che allarmò notevolmente Laura Perselli né cosa la donna effettivamente lasciò inciso sul telefonino dell’amica.
E’ stata proprio quest’ultima a consegnare i due messaggi agli inquirenti spiegando tutte le circostanze del caso.
C’è un altro particolare che nel corso dell’udienza di sabato scorso non è passato inosservato né ai pubblici ministeri né alla giudice Carla Scheidle e cioè che il figlio trentenne, indagato per duplice omicidio dei genitori e per occultamento di cadavere, sarebbe rimasto assolutamente impassibile nel sentire la voce della madre in aula, per poi dirsi semplicemente dispiaciuto delle lamentele e delle considerazioni della donna, ammettendo di essersi commosso.
Secondo la Procura, dunque, si potrebbe nascondere tra le pieghe di un rapporto alquanto problematico con i propri genitori il possibile movente di un duplice omicidio che in Alto Adige non ha precedenti.
Nel corso degli ultimi anni le circostanze di contrasto tra i due coniugi scomparsi ed il figlio Benno (che sembrava avere a cuore solo la cura maniacale del proprio fisico) sarebbero state più d’ una.
In alcune occasioni il comportamento del giovane indagato avrebbe destato anche qualche preoccupazione sul fronte della lucidità psichica. In effetti non è un caso che sempre nell’udienza di sabato scorso la Procura abbia ventilato la necessità di una verifica sull’imputabilità del ragazzo.
Potrebbe dunque essere proprio la Procura a chiedere una perizia psichiatrica.
Nel frattempo la giudice Carla Scheidle sta decidendo sulla richiesta di incidente probatorio avanzata dalla difesa per procedere, con le massime garanzie difensive, all’acquisizione dei risultati delle analisi scientifiche su oltre 400 reperti affidati ai Ris di Parma (il reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri).
Un secondo incidente probatorio sarà probabilmente fissato anche per quanto riguarda i reperti elettronici che gli inquirenti hanno sequestrato nel corso delle indagini. Si tratta delle memorie dei dispositivi telematici (personal computer, telefonino, chiavette Usb) che erano abitualmente in uso al ragazzo in carcere per effetto dell’ordinanza di custodia cautelare firmata sabato sotto il peso di un quadro indiziario molto pesante.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Nel corso dell’udienza di convalida del provvedimento del fermo, i sostituti procuratori Igor Secco e Federica Jovene hanno riprodotto in aula l’audio di due messaggi vocali che la madre di Benno nell’estate dello scorso aveva inviato ad una amica, lamentandosi proprio del comportamento del figlio. La donna parla in modo sofferente della situazione del figlio, ma non piange.
Dal messaggio emergerebbe una forte preoccupazione della donna che dopo un episodio particolarmente allarmante sentì la necessità di mandare un messaggio all’amica, non attendendo la possibilità di parlarle direttamente o comunque con un colloquio telefonico. Anche questo è un particolare che viene letto in chiave allarmante perché Laura Perselli ritenne di segnalare l’episodio con due messaggi inviati via WhatsApp . Per il momento non sono state rese note altre circostanze e cioè né quale fu l’episodio che allarmò notevolmente Laura Perselli né cosa la donna effettivamente lasciò inciso sul telefonino dell’amica.
E’ stata proprio quest’ultima a consegnare i due messaggi agli inquirenti spiegando tutte le circostanze del caso.
C’è un altro particolare che nel corso dell’udienza di sabato scorso non è passato inosservato né ai pubblici ministeri né alla giudice Carla Scheidle e cioè che il figlio trentenne, indagato per duplice omicidio dei genitori e per occultamento di cadavere, sarebbe rimasto assolutamente impassibile nel sentire la voce della madre in aula, per poi dirsi semplicemente dispiaciuto delle lamentele e delle considerazioni della donna, ammettendo di essersi commosso.
Secondo la Procura, dunque, si potrebbe nascondere tra le pieghe di un rapporto alquanto problematico con i propri genitori il possibile movente di un duplice omicidio che in Alto Adige non ha precedenti.
Nel corso degli ultimi anni le circostanze di contrasto tra i due coniugi scomparsi ed il figlio Benno (che sembrava avere a cuore solo la cura maniacale del proprio fisico) sarebbero state più d’ una.
In alcune occasioni il comportamento del giovane indagato avrebbe destato anche qualche preoccupazione sul fronte della lucidità psichica. In effetti non è un caso che sempre nell’udienza di sabato scorso la Procura abbia ventilato la necessità di una verifica sull’imputabilità del ragazzo.
Potrebbe dunque essere proprio la Procura a chiedere una perizia psichiatrica.
Nel frattempo la giudice Carla Scheidle sta decidendo sulla richiesta di incidente probatorio avanzata dalla difesa per procedere, con le massime garanzie difensive, all’acquisizione dei risultati delle analisi scientifiche su oltre 400 reperti affidati ai Ris di Parma (il reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri).
Un secondo incidente probatorio sarà probabilmente fissato anche per quanto riguarda i reperti elettronici che gli inquirenti hanno sequestrato nel corso delle indagini. Si tratta delle memorie dei dispositivi telematici (personal computer, telefonino, chiavette Usb) che erano abitualmente in uso al ragazzo in carcere per effetto dell’ordinanza di custodia cautelare firmata sabato sotto il peso di un quadro indiziario molto pesante.
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