BOLZANO. «Questa mattina – annuncia l’Alto Adige in Cronaca nell’edizione di martedì 2 luglio 1968 – 624 studenti dei licei e degli istituti magistrali e tecnici della provincia iniziano gli esami di maturità e di abilitazione. Le aule più affollate saranno quelle dell’ITC con oltre 100 futuri ragionieri, mentre i maturandi del liceo scientifico saranno il gruppo più sguarnito: 54».

Nel nostro viaggio settimanale dentro la nostra polverosa emeroteca (pardon: raccolta) che custodisce settant’anni di pubblicazioni, facciamo tappa oggi nel luglio del 1968, per capire come i cronisti seguivano allora gli esami di maturità. Oggi il quotidiano investe su questo tema pagine intere con interviste e fotografie, ma anche nel famoso (per qualcuno: famigerato) Sessantotto non si lesinavano spazio e inchiostro. Primo articolo, come detto, il 2 luglio, giorno d’inizio degli esami che, annuncia il titolo, si protrarranno per tutto il mese. Dunque l’avventura iniziava più tardi rispetto ad oggi e durava di più. Molti di meno erano invece gli studenti che affrontavano la sfida: 624 contro i 1018 di oggi.

Ma vediamo come il nostro giornale trattava l’argomento. Il cronista, che non si firma, entra al Liceo Classico, che allora era ospitato nell’edificio delle Poste in piazza Domenicani, e descrive così il clima: «C’è un po’ il riflesso della nostra epoca nello squallido salone della “caserma” di piazza Domenicani: vi si incontrano le splendide irrequietezze, le tensioni, le contraddizioni, gli errori che sembrano caratterizzare il tempo presente. C’è nell’aria il peso della tradizione classica che ci si sforza, turbati, di scrollarsi di dosso… Manca completamente, in giro, quella “austerità” a cui ci avevano abituati in queste occasioni; ma ce ne sono voluti degli anni!”. Insomma si sente profumo (per qualcuno: puzza) di Sessantotto, ovvero di cambiamento. «Per gli esteti – prosegue il cronista – diremo che fra i banchi si sono viste parecchie “tenute” da spiaggia, con sandali e magliette; in tutti i commissari c’è il desiderio di venire in aiuto al candidato».

Il 10 luglio il viaggio dell’anonimo cronista prosegue dentro le Magistrali. Titolo ad effetto: «Il D’Annunzio pessimista…/ Ma se pensò solo a godere…». Per garantirsi l’attenzione del lettore, il giornalista estrapola per il titolo una delle domande poste a una candidata, che quando definisce il Vate un pessimista si sente ribattere dal commissario che in fondo non era poi tanto pessimista se non pensava altro che all’amore… Qui alle Magistrali il cronista trova ovviamente un ambiente tutto al femminile. E nota: «Con il gentil sesso, l’ambiente si fa meno disteso che da altre parti: le lacrime sono però in genere di breve durata». Il cronista assiste alle prove orali e nota “una giovane candidata, una meranese assai graziosa che indossa una garbata casacca accorciata un tantino sopra il ginocchio. Lo scoglio da superare si chiama Leopardi”. Domanda del commissario: «Leopardi attribuisce alle illusioni lo stesso valore che vi attribuiva Foscolo?». Risposta: «No, per Leopardi le illusioni non sono altro che inganni. Che lui definisce “cari inganni” perché ingannano la ragione ma non il cuore». Il commissario apprezza, il cronista pure. Che il Sessantotto quassù deve ancora arrivare lo si capisce non solo dal look descritto dal cronista ma anche dalle domande poste ad alcune candidate aspiranti maestre. «Come insegnante di ginnastica qual è la prima cosa da notare?», chiede il commissario. Risposta: «Beh, la cosa più importante è il sesso, devo separare i maschi dalla femmine…».

Tracce di Sessantotto invece allo scientifico Torricelli. Il nostro cronista l’11 luglio apre la pagina della Cronaca di Bolzano con un pezzo che ricorda come solo qualche mese prima degli esami i corridoi erano «pieni di studenti sudati ed eccitati, di banchi accatastati, di catene e manifesti: ricordiamo i giorni delle assemblee e delle occupazioni. Quei banchi, ora – sottolinea – sono ancora sul corridoio ma sono messi bene in fila, quasi a significare che il sistema ha vinto. Quello che è cambiato è l’atteggiamento nuovo dei commissari, più disponibili, più “umani”».

Che le manifestazioni dei mesi precedenti avessero lasciato qualche segno, è evidente anche negli istituti tecnici: agli esami degli studenti dell’Iti, il cronista sull’”Alto Adige” del 19 luglio annota che c’è una inedita disponibilità al dialogo, un’atmosfera più distesa. Da sabato 20 il giornale pubblica i risultati nella rubrica «I superpromossi»: allo Scientifico su 52 candidati 33 sono maturi, 14 rimandati a settembre, cinque bocciati. I voti? Non erano né in sessantesimi né in centesimi: i tre superpromossi del Torricelli avevano ottenuto uno la media dell’8, uno del 7,6, uno del 7,5. Alle Magistrali, una strage: soltanto il 29 per cento dei candidati, ovvero 36 su 125, ottenne l’abilitazione all’insegnamento. Meglio al Classico, dove i promossi furono 44 su 96.

Ma in quei caldi giorni di luglio l’”Alto Adige” si occupava di scuola non solo per gli esami di maturità. L’11 luglio a pagina 3 Valerio Valeriano propone un’ampia inchiesta sugli esami di licenza media intitolato “Una scuola efficiente per un Paese moderno”, titolo che sarebbe piaciuto a Renzi anche perché il sottotitolo aggiungeva: “Due pilastri vanno consolidati subito: gli edifici e il corpo insegnante”. Quarantasette anni dopo, siamo ancora qui ad aspettare una riforma della scuola degna di questo nome.