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MERANO. Novant'anni di Memc. Nove decenni di lavoro, di innovazione, di business. Anche di lotte sindacali e momenti bui. Lo stabilimento di Sinigo celebra il compleanno tondo, ricordando che a fianco della Solland Silicon dalle vicende avvitatesi fino al fallimento, c'è un'azienda produttiva, la SunEdison Semiconductor oggi rilevata dalla Global Wafers, multinazionale di Taiwan.
“Alla base della struttura vi è ancora una società italiana, la Memc spa", chiarisce il suo presidente, Mauro Pedrotti. È lui, assieme a Mauro Bertolini, manager delle risorse umane, a condurci nella realtà aziendale, tante sfaccettature e significati dei quali, fuori del recinto dalla fabbrica, si sfiora forse solo la superficie.
Clientela internazionale Non tutti sanno che il cellulare che utilizzano o l’auto funziona anche grazie a qualche componente che ha visto la luce alla Memc. "In Italia la STMicroelectronics, in Germania la Infineon "filiale" della Siemens, in Olanda la Nxp ossia la divisione semiconduttori della Philips: sono alcuni dei nostri clienti. Ma anche Bosch: sta prendendo sempre più piede l'elettronica per auto". A Sinigo si producono i cristalli di silicio, poi trasformati in fette nello stabilimento gemello di Novara. Sono il tessuto fondamentale dell'elettronica”.
Competitività La globalizzazione, in questo settore, è arrivata vent'anni fa. La competitività è altissima. La corsa al ribasso dei prezzi forsennata. Lo sviluppo delle tecnologie una necessità. "In relazione al nostro mercato significa realizzare un prodotto sempre più pulito e performante. Per ragioni di scala non riusciamo a competere con volumi e costi dei colossi asiatici, ma possiamo emergere per innovazione, con processi produttivi sempre più raffinati progettati dai nostri ingegneri".
Lo stabilimento di Merano conta oltre quindici brevetti e quaranta pubblicazioni scientifiche presentati negli ultimi dieci anni. Questione d'ingegno, dunque. Ma non basta. "Se l'azienda, pur con fasi alterne, è riuscita a farsi strada è per la qualità delle persone. Parliamo di 250 collaboratori, il 65% dei quali nel settore produttivo. È la capacità di dare esecuzione alle idee, ai progetti che può fare la differenza". Certo vi sono anche gli investimenti: 5 milioni negli ultimi due bilanci.
Reciprocità Al territorio meranese la Memc ha dato occupazione. In maniera diretta e con un importante indotto. E si può parlare anche di un indotto di conoscenza, un know how che è la risorsa dell'azienda espressa da certificazioni di qualità, sicurezza e rispetto dell'ambiente. "Col territorio il rapporto è reciproco, anche noi abbiamo ricevuto molto - dice Pedrotti - Abbiamo usufruito di un tessuto infrastrutturale locale adeguato. E le istituzioni sono presenti e attente. Turismo e agricoltura sono due capisaldi dell'economia altoatesina, ma l'industria non è il "nemico". E per quanto concerne la sicurezza, posto che Memc non rientra nella categoria "grandi rischi", si lavora su sistemi di prevenzione di assoluta efficienza".
Passato e futuro Gli orizzonti nei mercati dell'elettronica dipendono da un'enormità di variabili, "tuttavia a breve termine è prevista una buona richiesta di silicio. Siamo soggetti a fluttuazioni ma confido in prospettive positive. L'accorpamento a una multinazionale, pur comportando come in ogni passaggio qualche criticità, consentirà di essere più solidi".
L'innovazione è da sempre il cuore della Memc. In origine qui venivano prodotti fertilizzanti. Nel 1966 la Montecatini divenne Montedison. Diventato Smiel, nel 1973 lo stabilimento si convertì al silicio. A fine anni ’90 la nascita di Memc, nel 2009 il nuovo impianto per il policristallo per il fotovoltaico poi ceduto. Novant'anni, celebrati ieri. Un capitolo forte, fondamentale dell'economia locale. E della sua storia.
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