di Daniela Mimmi

Un comico, un microfono, una luce. E’ proprio uno spettacolo da stand up comedian americano anni ’70, senza fronzoli, quello che Natalino Balasso porta in scena mercoledì al Teatro Cristallo per il Circolo la Comune e che si intitola, per l’appunto, “Stand up”. Balasso raccoglie in questo spettacolo pezzi, monologhi e tirate comiche dei suoi ultimi 10 anni sui palcoscenici di tutt’Italia. Non c’è nessun filo conduttore, non c’è una storia, c’è tanta comicità, si tratta infatti di uno spettacolo “da ridere”. Questo è uno dei tanti che Balasso ha scritto e recitato, che porta e ha portato in giro per l’Italia. E’ un artista decisamente sfaccettato, Natalino Balasso. E’ attore, comico e autore di teatro, cinema (con Gianni Zanasi recita in Non pensarci, con Carlo Mazzacurati in «La giusta distanza»e «La Passione», con Massimo Venier in «Generazione mille euro», con Federico Rizzo in «Fuga dal call center».), libri ( tra le sue pubblicazioni ci sono Operazione buco nell’acqua, L’anno prossimo si sta a casa, Livello di guardia e Il figlio rubato) e televisione (nella fiction Padri e Figli e nel film Il segreto dell’acqua).

Ci facciamo presentare da lui stesso questo “Stand up”. “Ho scelto la formula essenziale della stand up comedy americana, senza fronzoli, nè scenografia. Gli interpreti siamo io e il pubblico. Non c’è bisogno di altro. E’ una provocazione al mondo della comicità televisiva che non fa più ridere nessuno”.

Ma sicuramente è più difficile far ridere, e bisogna essere molto bravi.

Qui sta la provocazione. Io dimostro che se un attore è bravo, non ha bisogno di niente per far ridere, bastano un faretto e un microfono”.

Come ha scelto i pezzi tra quelli di dieci anni di teatro? “Ho scelto quelli più rappresentativi, da “Ercole in Palestina” a “La tosa e lo storione”. Oppure sono pezzi sparsi, che abbandono dopo ogni spettacolo e che invece la gente vorrebbe rivedere. Come quello dei Sumeri”.

Lei che gira i teatri di tutta Italia, ha il polso della situazione: come sta il Teatro?

Sta come sta tutto il paese. Ha voglia di teatro, ma gli diamo poco. I teatri sono comunque pieni, sia che ci siano spettacoli comici che impegnativi come “Aspettando Godot” con cui sono in tournée con insieme a Jurij Ferini: non è certo uno spettacolo facile. Il teatro sta meglio del cinema che si è mangiato troppo soldi. Quanto ai Teatri Stabili sono d’accordo che vengano tagliati i fondi.

Il teatro deve essere fatto dagli attori, i registi, gli autori, non dai politici. Le riunioni dei teatri stabili dovrebbero artistiche non politiche. La politica deve stare fuori dai teatri, invece oggi recita chi ha la tessera di un partito. La crisi è nata proprio da questo.