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BOLZANO. Tanja Burger, la moglie di Peter Hilber, l’altoatesino di 39 anni trovato morto in un dirupo vicino a Spiss (in Austria al confine con l’Italia), è stata sentita dalla polizia tedesca di Friedrichshafen, dove la coppia viveva insieme al figlioletto Manuel da oltre due anni. Le dichiarazioni della donna non lasciano scampo al fantomatico italiano, che sarebbe stato visto per l’ultima volta insieme alla vittima, il 20 aprile.
Le dichiarazioni. La donna, meranese ha spiegato alla polizia la sua versione dei fatti. Quel famoso venerdì - il giorno che la famiglia avrebbe dovuto partire per passare il fine settimana nella città sul Passirio - un amico di Peter Hilber avrebbe fatto visita alla famiglia. «Non l’avevo mai visto, ma Peter sembrava conoscerlo bene», ha raccontanto Tanja Burger agli inquirenti. La partenza, dunque, viene rinviata di qualche ora. «Ho fatto il caffè per tutti - prosegue la donna -. Ad un certo punto, Peter mi ha detto di prendere nostro figlio e di partire con la nostra auto. Lui ci avrebbe raggiunti a bordo della macchina del suo amico».
Poi, subito dopo aver bevuto il caffè, buio totale. Tanja Burger ha spiegato di essersi sentita poco bene. Si sarebbe addormentata all’improvviso sul divano. «Quando ho aperto gli occhi, qualche ora dopo, mio marito e quell’uomo non c’erano più. Ero molto confusa. Mi girava ancora la testa. Ma ho fatto come mi aveva detto Peter. Sono salita in macchina e ho raggiunto la mia famiglia a Merano. Ma lui non c’era». La donna inizia a preoccuparsi. Chiama la famiglia Hilber a Varna. Chiede alle sorelle se hanno visto Peter. Ma nessuno ne sa niente. Nella donna si rafforza un pensiero terribile, che poi conferma alla polizia: «Quell’uomo mi ha narcotizzata, mettendo dei sonniferi nel mio caffè». Tanja Burger ha poi proseguito la ricostruzione con alcune incongruenze. Dice alla polizia: «Ho richiamato a Varna. Ho parlato con mia suocera, Gertraud Wieser Hilber». Ma alla madre di Hilber dà una versione diversa. Le racconta di aver visto andar via Peter a bordo di un’auto, insieme ad un italiano, che però non è riuscita a vedere in faccia. Alla polizia tedesca spiega invece con precisione i tratti del fantomatico uomo, che allo stato attuale è anche l’indiziato principale dell’omicidio di Peter Hilber. Per questo motivo le sue dichiarazioni sono al vaglio degli investigatori di Friedrichshafen.
I testimoni. Nel frattempo, i carabinieri del nucleo investigativo e gli agenti della squadra mobile di Bolzano stanno raccogliendo le dichiarazioni di tutti i familiari della vittima, così come di chi lo conosceva bene. Alcuni testimoni hanno confermato di aver visto Tanja Burger sabato mattina. Sembrava spaventata e nervosa. Anzi. Sembrava sconvolta. Angelika, la sorella di Peter, così come la nipote di quest’ultimo, hanno confermato di averlo visto l’ultima volta un mese fa. Proprio in quell’occasione, l’altoatesino ha consegnato alle due donne una chiave che apre una cassetta di sicurezza che si trova in una banca di Friedrichshafen. Aveva detto loro, di aprirla nel caso gli fosse successo qualcosa di grave o se fosse stato trovato morto. Sapeva di essere in pericolo di vita? Era finito, a causa dei debiti, in un giro malavitoso? Aveva chiesto un prestito alle persone sbagliate?
Le forze dell’ordine non escludono nulla per il momento.
L’inchiesta Complessivamente si indaga in tre Paesi: Italia, Austria e Germania. I tedeschi stanno verificando le finanze dell’altoatesino. Oggi, verrà aperta la cassetta di sicurezza presso un istituto bancario. Si spera di trovare materiale utile, che porti al vero motivo dell’omicidio. I carabinieri e i poliziotti, invece, sono in attesa che i colleghi tedeschi inviino l’identikit del presunto assassino, l’uomo che avrebbe descritto Tanja Burger. Gli inquirenti italiani, infine, hanno chiesto ai colleghi austriaci di far avere loro una copia dei filmati effettuati dalla telecamera al confine svizzero. Purtroppo, proprio tra il 20 ed il 25 aprile, le telecamere erano fuori uso, perché non c’era stato tempo per ripararle. Per quanto riguarda le telecamere che si trovano nel tunnel di Vorarlberg: servono per tenere sotto controllo la viabilità al momento e non registrano le immagini. Chi si è sbarazzato del corpo di Peter Hilber, dunque, l’ha potuto fare senza essere visto.
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