BOLZANO.  "Pronto, sono il telefono amico. Tutto bene?".Solo che lui chiama tutti i giorni, a volte tutte le ore perché in montagna il tempo diventa fluido, come respirare in alta quota. «E spesso sono gli over 65 a starsene mesi nelle malghe, a volte poco alfabetizzati, non ascoltano. E allora servono nuove tecnologie di comunicazione», dice Fabrizio Mazzetto. Che svela ora anche l'ulteriore nuova frontiera del nostro rapporto con le alte terre. Ma anche mediane: stanno arrivando i dirigibili. Non l'"Italia" di Nobile finito sul Polo o lo Zeppelin a fuoco un secondo prima di atterrare in America. No, il dirigibile 4.0, agile, scattante, leggero come l'aria. Ma non mini, anzi: «Almeno 30 metri quadri». Gonfiato e mosso dall'elio. C'è un problema in quota? Arriva. Mancano materiali nelle aziende di montagna? È già in volo. Fabrizio Mazzetto è docente di meccanica e meccanizzazione agraria a Unibz e dirige il centro di competenza ecosistemi di innovazione per contesti montani.Un luogo di eccellenza assoluta. Per dire delle sorprese, anche sul piano della applicabilità della ricerca, che riservano le aule della Libera Università. In questi giorni l'ateneo è a sua volta al centro della modernità tecnologica visto che ospita "iNEST - Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem (Ecosistema dell'Innovazione del Nord-Est interconnesso), il progetto dedicato all'innovazione nei contesti montani. Di cui Mazzetto è lo snodo organizzativo.Sembra di stare nel paese dei balocchi tra nuove scoperte, strumenti appena elaborati e progettati ma già in grado di mostrarsi. E stupire. Come il trattore che fa bip bip quando rischia di ribaltarsi. Ma tutto dentro una visione delle cose che non dimentica nulla, dal sociale alla psicologia, dalla medicina alla tecnologia. Così che l'idea di una montagna-cartolina o da marketing festaiolo un po' si mette da parte, e affiora la vita reale e il possibile futuro.
Professor Mazzetto, arrivano i dirigibili allora…
In realtà sono già qui. Prima si pensava solo ai droni. Ma si è visto che andavano bene in agricoltura. In montagna, su quelle quote, serviva altro.
Serviranno?
C'è già una nostra azienda altoatesina che li produce. Saranno sempre più utili. Sono agili, poco costosi. Oddio, l'unica cosa che costa è l'elio ma può essere ammortizzato perché è necessario avere sistemi di comunicazione solidi soprattutto a favore delle aziende montane isolate, delle malghe, a cui occorre dare supporti sempre più specialistici. L'innovazione offre possibilità infinite, e il futuro è già qui che bussa alla porta.
Ma la montagna è anche economie composite, dall'agricoltura alla pastorizia no?

E su questo la ricerca galoppa.

Ad esempio?

Pensiamo alla pastorizia. E alla lana. Si ha spesso un'idea arcaica del settore. Invece sono già attive ricercatrici in team che hanno elaborato tecnologie per la produzione della lana attraverso la tecnologia 3D. Oppure la transumanza.

Che è ancora in atto no?

Ma anch'essa sta subendo una rivoluzione grazie alla ricerca. C'è la possibilità di una sorveglianza continua dei capi in malga anche d'estate attraverso l'uso di sistemi già solo studio avanzato.

Quasi ogni giorno, tuttavia, la montagna chiede il suo tributo per gli incidenti, spesso mortali, dovuti all'uso della meccanica agricola in quota. Adesso?

Si sono sviluppate le cosiddette "mappe di stabilità" del mezzo, del trattore in particolare.

Sarebbero?

Una tecnologia satellitare che mette insieme i dati sulla direzione del mezzo agricolo con quelle dell'angolo di pendenza. Lì combina e, nel caso attiva un preallarme molto visibile e udibile che avverte del pericolo imminente. Evitando così quanto possibile il ribaltamento.

In montagna si sta spesso soli, se non si è turisti. E isolati no?

È vero. Per questo il convegno che abbiamo fatto qui, al Noi, e che hanno presentato molti risultati dei progetti di ricerca Spoke 1 finanziati anche dal Pnrr, vogliono tenere insieme innovazione e tradizioni, usando la prima per rafforzare e mantenere le seconde. Per questo il sociale è stato al centroSociale che significa?Investire in assistenza. E usare in modo intenso, ad esempio, la telemedicina.

Significa curare a distanza?

Si tratta di percorsi di supporto dedicati in particolare agli over 65, che costituiscono uno dei nuclei più numerosi della popolazione che vive e lavora in montagna. Si tratta di persone con una particolare alfabetizzazione e un altrettanto particolare rapporto con le cure. Vanno chiamati spesso e a lungo, serve un rapporto costante con strumenti adeguati. Un telefono amico molto più amico.

Vale a dire?

Usando a piene mani le neuro scienze, la psicologia, il supporto personale di telemedicina assistenziale intensa. Tutto è mirato, in fondo, a rendere la montagna in cui vivere non solo in vacanza ma tutto l'anno, per lavorare e stare bene mentre lo si fa. E l'orizzonte è sempre lo stesso: evitare lo spopolamento delle alte terre. Mantenerle legate alla vita delle persone in ogni circostanza. P.CA.