BOLZANO. «Ho parlato questa mattina con il procuratore del Cantone dei Grigioni, sto preparando un piccolo dossier con tutti i punti oscuri di questa vicenda: spero di riuscire a convincerlo a disporre un nuovo esame autoptico. Cosima non si è né suicidata e non è neppure morta in seguito alla ferite riportate cadendo durante una gita in montagna. L’hanno ammazzata». Luisa Zambon, avvocato che per una quindicina d’anni ha lavorato nel prestigioso studio legale Sutti di via Monte Napoleone assieme a Cosima Corinne Schütterle, non si arrende: vuole la verità sulla morte della sua collega. La Schütterle era nata a Baden Baden 47 anni fa ed era un esperta di diritto tributario internazionale. Gli ultimi ad averla vista viva sono stati i gestori dell’hotel Edelweiss di Resia, dove era arrivata alle 23.30 dell’11 giugno con i suoi due cani, Penny ed Amadeus, entrambi Highland white terrier. Aveva preso una stanza per una notte, prima - almeno così aveva detto - di fare ritorno a Milano. Poi più nulla. Il suo corpo è stato ritrovato, pochi giorni fa, in una zona boschiva, a 2500 metri di quota, sul versante svizzero del Bernina. La scatola cranica era ad un chilometro e mezzo di distanza. Per gli investigatori svizzeri l’ipotesi più probabile è che la professionista sia rimasta vittima di un incidente. L’esame autoptico avrebbe rilevato una tibia fratturata che - in base a questa ricostruzione - le avrebbe impedito di raggiungere la macchina, una Toyota Auris, parcheggiata a tre ore di cammino e sarebbe quindi morta di stenti.

La mail. Ma la collega Zambon non ci crede. Anzi, ha cominciato a sospettare che ci fosse qualcosa di strano l’8 giugno quando in studio era arrivata una mail alla quale nessuno riusciva a dare una spiegazione: «È stato bellissimo lavorare con te (riferito al titolare dello studio, ndr) però non posso più tornare in Italia».

«Oltre al contenuto inspiegabile per tutti noi che abbiamo lavorato per anni con lei, anche lo stile della mail non era il suo».

Per lo studio la Schütterle in quei giorni doveva essere a Berlino, dove abita la madre anziana e malata, per un convegno. Ma lì non è mai arrivata.

Strano viene giudicato anche il comportamento del fidanzato, un tassista milanese. Il fidanzato. «Cosima a primavera ci aveva raccontato che a sorpresa, dopo sette anni di fidanzamento, le aveva chiesto di sposarlo. Avevano fatto anche le pubblicazioni e il matrimonio era stato fissato per settembre. Dopo la telefonata arrivata dall’albergo altoatesino, lo abbiamo contattato per capire cosa fosse successo a Cosima. Ci ha risposto che non sapeva più nulla dall’8 giugno, quando - a suo dire - era andato a prenderla in Svizzera perché stava male, l’aveva portata a casa da sua madre, avevano litigato e lei se n’era andata, senza farsi più sentire e lui non se n’era più preoccupato».

I cani. L’altra stranezza è rappresentata, sempre secondo la collega, dal comportamento dei suoi due inseparabili cani. Amadeus è scomparso, mentre Penny è stata ritrovata viva vicino alla Toyota parcheggiata in località Poschiavo (Svizzera).

«Cosima non avrebbe mai abbandonato la sua Penny e Penny non avrebbe mai lasciato la sua padrona. Questa storia - lo ripeto - ha troppi lati oscuri».

L’avvocato Zambon ieri mattina ha parlato dei suoi sospetti al capo della procura del Cantone dei Grigioni e il magistrato le ha assicurato che l’autopsia è stata fatta in maniera scrupolosa, per questo il caso deve considerarsi archiviato come morte sopravvenuta a causa di un incidente in montagna.

«Purtroppo Cosima non ha nessuno, la madre è anziana e malata, per questo siamo noi colleghi a insistere perché alla luce dei nostri dubbi venga disposta una nuova autopsia. Il procuratore mi ha chiesto di inviargli una sorta di dossier e io lo sto preparando. Voglio la verità».

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