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SALORNO. La moschea nella zona produttiva di Salorno è stata sgomberata dai soci dell'associazione volontariato per l'integrazione. Questo epilogo giunge al termine di una vertenza legale con il Comune, legata all'interpretazione della legge urbanistica, che si trascinava ormai dai tempi dell'amministrazione Giacomozzi. Il sindaco Roland Lazzeri ha già inviato sul posto il geometra comunale per verificare che «i luoghi fossero stati ripristinati nel loro stato originario, come prevedeva l'ordinanza, che fa seguito anche alla sentenza favorevole del Tar di Bolzano».
All'inizio di gennaio c'é stato un confronto in municipio nel corso del quale il primo cittadino ha spiegato, in modo sereno ma inequivocabile, che la sentenza andava rispettata, anche perché i tempi per il ricorso al Consiglio di Stato erano già decorsi. «La vicenda è nota e si trascinava da tempo - commenta Lazzeri - anche perché l'associazione islamica aveva occupato nel corso degli anni due distinti magazzini e in entrambi i casi non c'erano i presupposti urbanistici per farlo. Ai responsabili dell'associazione religiosa e culturale ho spiegato che per avere una sede devono seguire un iter normale, come qualsiasi altro sodalizio. Questa vicenda dovrebbe servire loro da monito per parlare prima con il Comune e poi occupare i locali eventualmente ritenuti idonei».
Il primo cittadino sottolinea di aver dato «la mia piena disponibilità a verificare anche altre soluzioni possibili in paese, in modo tale da riuscire ad individuare un sito reciprocamente soddisfacente. Rispetto al passato i rapporti sono migliorati, ci parliamo molto di più».
Non è detto peraltro che sulla vicenda ci siano, nel breve-medio periodo, ulteriori sviluppi legati all'interpretazione di un articolo contenuto nella legge urbanistica provinciale, che consentirebbe di sfruttare locali - come quelli affittati da una società immobiliare bolzanina alla comunità islamica della Bassa Atesina - a fini culturali e religiosi. «Stiamo pensando di richiedere un'interpretazione autentica della norma in questione», commenta Mauro De Pascalis, legale dell'associazione Volontariato per l'integrazione. «In quei locali, infatti, veniva fatta anche attività culturale e di insegnamento (della lingua araba ai bambini, oltre a corsi di altro genere ndr), per la quale dal mio punto di vista non ci dovrebbero essere limiti di sorta».
A Salorno, lo ricordiamo, gli stranieri hanno superato ormai da tempo il 20 per cento dei residenti e c'è anche chi preme per trovare a breve un sito idoneo per chi non è di fede cristiana. A riguardo, in ogni caso, le opinioni delle varie forze politiche presenti in consiglio sono contrastanti.
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