VAL GARDENA. Sette band per altrettanti concerti, per festeggiare in musica la chiusura delle piste e della stagione invernale in Val Gardena, anche se con una settimana d’anticipo. Rock the Dolomites, è soltanto la punta dell’iceberg di una stagione dominata decisamente dalla musica, sia live che dei dj, in moltissimi rifugi e a tutte le ore del giorno. I turisti in generale hanno gradito la musica live davanti ai rifugi, anche se le giornate per godersi i concerti al sole sono state davvero poche. Le band che hanno partecipato a Rock the Dolomites, (Pamstiddn Kings, Secco, The Zanzis, Nolunta’s, Bad Experience, Pëufla e Volxrock), ma anche le tante che si sono avvicendate davanti ai diversi rifugi, sono state spesso costrette a suonare all’interno, per le proibitive condizioni atmosferiche. È andata bene solo ai Pëufla e ai Volxrock che hanno goduto di qualche raggio di sole. Adesso è tempo di bilanci. E la prima a farli è Irene Ellis Kasslatter, dell’Associazione turistica della valle, che ha fortemente creduto in Rock the Dolomites: ovvero portare la musica live, e non solo rock, tra la neve. «Rock the Dolomites è arrivato alla seconda edizione ed è stato ancora una volta un successo, anche se il tempo, per il secondo anno consecutivo, non è stato clemente con noi. Una decina di anni fa, la valle diceva addio alla stagione invernale con una manifestazione che si chiamava Snow Countdown, un vero e proprio conto alla rovescia alla fine di una stagione di lavoro molto duro per molti. Noi abbiamo pensato di riprendere l’idea lo scorso anno, quando abbiamo ospitato solo band locali. Quest’anno ne abbiamo aggiunte anche due sudtirolesi, ovvero Pamstiddn Kings e Bad Experience. Direi che tutti sono stati molto contenti: le band perché per loro è importante avere un palco, per di più nella loro valle, e quindi la possibilità di suonare davanti a un pubblico numeroso. E anche per i turisti che hanno potuto interrompere per un po’ le ultime sciate al suono di buona musica. C’è stata solo una lamentela, attraverso Facebook: un turista che si lamentava per il rumore. Ma è stato, ripeto, l’unico caso. Inoltre i concerti sono stati pensati in modo da dare la possibilità a tutti di seguirli; ad esempio durante il giorno sulle piste e poi verso sera più a valle, in modo da non costringere i turisti a tornare tardi, magari con i gatti già in azione. Abbiamo realizzato anche quest’anno uno stick che contiene in tutto 14 pezzi, 2 per ogni band, e che è in vendita all’Associazione turistica a 8 euro. Questo festival è comunque solo l’ultimo episodio di un fenomeno di rinascita della musica in tutta la valle, e che è durato per tutto l’inverno, con musica dentro e fuori dai rifugi di giorno, e negli après ski, di sera». Contenti, anzi contentissimi, i musicisti. «Noi siamo stati un po’ sfortunati per via del tempo – dice Andreas Kondrak, il cantante dei Nolunta’s, che domenica prossima suoneranno al Rifugio Sophie di Santa Cristina. – Domenica, al Dantercepies Lounge abbiamo dovuto suonare dentro, ed è stato un vero peccato: per la nostra musica, che si inserisce perfettamente proprio nel panorama della montagna e della nostra valle, e per noi, perché amiamo molto la natura e ci sarebbe piaciuto suonare guardando il Sasso Lungo. Qualcuno si è lamentato per il “rumore”? La musica non è rumore, e non disturba nessuno, neppure gli animali. Altrimenti, noi che siamo dalla parte della natura e degli animali come si capisce dalle nostre canzoni, non suoneremmo mai all’aperto sulle Dolomiti».

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