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BOLZANO. «Quando sono entrata all’Upim a maggio del 1952 guadagnavo 2.700 lire al mese. Una miseria anche per quei tempi, visto che un paio di scarpe ne costava più di 3 mila. Però l’importante era lavorare. Fortunatamente già ad agosto avevo avuto un aumento: 5.800 lire. L’ultimo stipendio, quando nel ’61 ho lasciato il magazzino di via della Posta, si aggirava intorno alle 55 mila lire ». Annalisa Santi, 77 anni, a distanza di tanto tempo, ripensa a quel periodo con un pizzico di nostalgia: «Sono stati anni duri ma anche molto belli».
Nel 1958 era stata mandata in trasferta. «In ogni città avevano scelto una commessa da mandare in giro per l’Italia per collaborare all’apertura delle filiali, insegnando alle nuove dipendenti come si fa ad allestire un banco. Andai a Mantova, Rovigo e Brescia: mi ero quasi fidanzata con il figlio dell’ispettore di Milano. Come commesse dell’Upim avevamo sempre tanti corteggiatori».
Annalisa Santi ricorda quell’esperienza anche per un altro motivo: «Con i soldi delle trasferte, 10 mila lire, mi comprai una bellissima borsetta di cuoio».


