BOLZANO. E’ di 67 mila euro il presunto danno erariale contestato ieri dalla Procura presso la Corte dei Conti nei confronti di Stefania Badalotti, all’epoca presidente (o amministratrice) della cooperativa sociale Casabimbo di Bolzano accusata - sulla base dell’esposto denuncia di una ex collaboratrice - di aver presentato documentazione infedele al fine di ottenere contributi pubblico più consistenti. I fatti al centro dell'indagine si riferiscono ad un periodo precedente al 2014 e l'esposto è stato presentato da un'ex operatrice che nel frattempo è passata ad un'altra cooperativa. Sulla vicenda è in corso anche un procedimento penale (per presunta truffa aggravata) che pende davanti al giudice dell’udienza preliminare con richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura. Gli incartamenti che hanno dato vita ai due procedimenti (in sede penale ed in sede contabile) sono gli stessi e ieri davanti ai giudice della Corte dei Conti l’avvocato difensore Juri Andriollo ha lamentato il fatto che le indagini svolte dagli inquirenti non abbiano assolutamente ricostruito i fatti chiarendo il contesto in cui determinate accuse vennero mosse con una vera e propria “guerra” tra operatori ed ex operatori della cooperativa con gravi dissapori interni. In sostanza, dopo la conclusione del rapporto di collaborazione, la querelante denunciò di essere stata obbligata da Stefania Badalotti a modificare determinati atti da inviare all’ente pubblico per ottenere contribuzioni più consistenti. L’avvocato Andriollo ha più volte sottolineato ieri che gli inquirenti non hanno mai accertato i fatti contestato ma avrebbero semplicemente «preso per buono quanto sostenuto dalla querelante». In sostanza agli atti mancherebbe completamente un’attività istruttoria di accertamento di quanto sostenuto dalla querelante (che peraltro ha dichiarato che tutta la documentazione di riferimento è stata distrutta). Nel corso dell’udienza di ieri mattina, però, la procuratrice Alessia Di Gregorio ha confermato in pieno l’atto di accusa sottolineando che la presidente della cooperativa ottenne 67 mila di contributi (con deposito di documentazione infedele all’Azienda servizi sociali di Bolzano sulle ore di assistenza ed il numero stesso di bambini assistiti) che non avrebbero dovuto essere corrisposti. «Tutta la gestione - ha ricordato - la procuratrice - era in mano alla signora Badalotti che siglò con una “B” i report falsificati».

(ma.be.)

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