BOLZANO. E se il futuro della Bolzano modernista, oggi schiacciato dalle depressioni commerciali di Corso Libertà e dalle crisi di identità di Piazza Mazzini, si trovasse invece nel passato? Ecco l'idea. Che nasce anche da un presente che non si decide a prenderla in considerazione, questa parte di città. Hanno detto i negozianti: «Ma, scusate, perché non si è mai pensato a mettere alla fine di Via Museo qualcosa che dicesse ai visitatori, attenti, che la Bolzano da visitare non finisce qui, oltre il torrente c'è un tesoro ... Magari un pannello, una indicazione, niente». E invece il rilancio potrebbe passare anche dalla riscoperta turistica di un "insieme" architettonico unico. Così da ridelineare quello che potrebbe essere il nuovo successo di un asse, tra il monumento e Piazza Gries, che oggi chiede attenzione e opportunità di rilancio. In assenza di iniziative comunali e, soprattutto, nel silenzio dell'Azienda di soggiorno («molto concentrata solo da Piazza Walther» accusano gli interessati) ecco farsi avanti il Fai, il Fondo Ambiente italiano. Che ha ascoltato una proposta di Ettore Frangipane, giornalista e storico ricercatore di memorie urbane impolverate, per lanciare un «itinerario modernista». Lo farà mercoledì prossimo (17 gennaio alle 18 al circolo di presidio di viale Druso) ma spiega già ora da dove è partito: «I depliant turistici dell'Azienda parlano di una città tutta concentrata sul suo centro storico. Lo so perché collaborai alla stesura dei primi fogli illustrativi. Ebbene, è un peccato che i bolzanini stessi non capiscano che un tesoro va valorizzato». Perché, dunque, non costruire, con poca spesa, un percorso fatto di pannelli posti sulle strade e i marciapiedi, immagini, segnalazioni sul terreno per condurre i turisti affamati di novità a fare lo sforzo di percorrere ponte Talvera e vedere, finalmente, che oltre la spalla della strada, così alta da rendere invisibile la "discesa " di Corso Libertà, c'è un disegno urbano che, in Italia, ha uguali solo nelle città littorie del Lazio, quelle sorte dalla bonifica delle paludi pontine: Latina, Pontinia, Sabaudia...». Ma il FAI, che sponsorizza l'evento da cui potrebbe partire una rilancio, e Frangipane vanno oltre. E infatti quest'ultimo aggiunge: «L'impianto razionalista della Bolzano nuova costruito dal fascismo è ormai stato sdoganato politicamente qui da noi ed è oggetto di studi di architettura internazionali. Ebbene, andiamo oltre e proponiamo che Bolzano diventi la “città della tolleranza” e ospiti rassegne e mostre su tutti i razionalismi dittatoriali europei: dalle architetture fasciste a quelle sorte in Germania a opera del nazismo fino a quelle staliniste in Urss. E che il luogo prescelto sia quello intorno a Corso Libertà». L'idea è che Bolzano diventi, in tempi di democrazia e autonomia matura, il centro dove si possano esporre e studiare sul campo quelle correnti architettoniche e urbanistiche che hanno percorso l'Europa, ma anche gli Stati Uniti, tra gli anni Trenta e Quaranta fino a diventare , oggi, forse l'ultima scuola architettonica coerente del pensiero costruttivo moderno. E tutt'oggi fonte di ispirazione e rilancio, come testimonia l'attuale ruolo dell'Eur a Roma o altrove. Naturalmente tutto parte da una crisi di identità. «I negozi sono in crisi perché i compratori e i turisti si fermano alla fine di Via Museo», protestano Unione commercio e altre associazioni di categoria. Per questo ogni iniziativa che, in passato, aveva forzato solo sul piano commerciale ha fallito. Occorre dunque uno scarto. E la creazione di un percorso di interesse che vada oltre i consumi. Ma che ne costituisca, in fondo, la premessa. Già Comune e Provincia hanno intrapreso questa nuova strada con i grandi progetti di riconversione a Polo bibliotecario delle ex Pascoli, col percorso di museo all'aperto del bassorilievo del duce a cavallo e, già attuato, del museo nel monumento. Ma, dicono Fai e Frangipane, servono anche iniziative mirate sul piano storico, architettonico e turistico - espositivo. Per dare nobiltà d'intenti e di cornice anche a un mero rilancio commerciale. Si comincia con una conferenza e un itinerario illustrato con immagini inedite di quegli anni "razionalisti" . Poi si aspetta che si muova qualcosa .