BOLZANO. I sindacati di polizia - tanto il Coisp quanto il Siulp - hanno confermato ieri l’attrattività (seppur solo per i migranti più attenti e scaltri) del valico di Prato alla Drava, in val Pusteria. «Possiamo definirlo - sottolinea Fulvio Coslovi del Coisp - un flusso di rimando o di ritorno rispetto alla direttrice principale, che resta il Brennero. Oggettivamente il valico di Prato Drava è scomodo, ma i profughi ci arrivano in treno da Fortezza. Finora si tratta di gruppetti piccoli, soprattutto di nordafricani. Una volta arrivati a Lienz vengono rispediti al mittente. Di recente abbiamo parlato anche con il questore della situazione logistica del commissariato di San Candido, che non è attrezzato come quello di Brennero. Soprattutto in prospettiva, se l’Austria dovesse chiudere le frontiere, bisognerà intervenire. Per ora la situazione è in ogni caso sotto controllo».

«Il fenomeno - sottolinea Mario Deriu del Siulp - non ha le proporzioni e i numeri del Brennero, ma non si può sicuramente escludere che tutti i valichi attualmente liberi o meno presidiati, proprio come quello di Prato alla Drava, possano diventare sempre più interessanti per i migranti. Un ragionamento a riguardo andrà fatto sicuramente».

La Questura, ieri, con una nota ha minimizzato. «Dal primo gennaio ad oggi sono stati riammessi dall’Austria 37 immigrati irregolari, con una media giornaliera dello 0,14%. Il fatto che Prato Drava sia potenzialmente una nuova rotta ha portato, già da tempo, a presidiare adeguatamente la stazione di Fortezza - dove è presente la Polfer ma anche l’Arma dei Carabinieri che assicurano un’attenta vigilanza negli orari in cui ci sono treni in partenza per Lienz - sia il valico stradale dove è sempre presente, nelle 24 ore, un equipaggio degli Alpini».

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