BOLZANO. Il giorno dopo Arno Kompatscher ha la rabbia fredda di chi è finito in un gioco in cui tutto era già deciso: «È stato un agguato». Lunedì sera, il presidente provinciale ha guardato la trasmissione di «Porta a porta», registrata nel tardo pomeriggio in collegamento da Bolzano. Le autonomie speciali? Una casta indifferenziata, è stato l’atto di accusa portato avanti da Bruno Vespa. «Ho fatto quello che ho potuto, ma era tutto già scritto», ribadisce Kompatscher. Qualcuno gli suggerisce che avrebbe potuto attaccare di più, magari rispondere «da noi i soldi si vedono, in altre regioni spariscono». Spiega: «Non ho voluto scendere al loro livello». Così Kompatscher, raggiunto ieri al telefono durante il viaggio in auto verso Innsbruck per l’incontro con il presidente tirolese Günther Platter.

Rivista la trasmissione, come l’è sembrata?

«Quello che ha fatto Bruno Vespa non lo considero giornalismo. Una rete pubblica ha un preciso dovere di qualità dei servizi. Invece sono state adottate le cifre sbagliate del libro e usate come punto di riferimento. Quando ho provato a impostare la discussione sulle cifre, non hanno voluto entrare nel merito. Mi hanno anche spento il microfono: in più di un passaggio volevo intervenire ma non sono riuscito a parlare con Vespa. Si sono autosqualificati da soli. Ho cercato di spiegare che l’Alto Adige produce più gettito fiscale di quanto non venga speso in servizi pubblici e sicuramente facciamo la nostra parte in termini di solidarietà e risanamento della finanza pubblica».

D’altronde, lei ha quel cognome lì, che nemmeno si può pronunciare...

«Una scena assurda. In quel modo siamo stati messi in un angolo, siamo diventati “quelli con i nomi impronunciabili”. Avranno notato tutti che quando Vespa ha intervistato il governatore siciliano Crocetta, immediatamente i toni si sono ammorbiditi».

Una trasmissione così non nasce per caso. Cosa pensa?

«Che c’è un clima preciso e forse qualcosa di più. In nome di un nuovo centralismo c’è la tentazione di rivedere il titolo V della Costituzione, cancellando il poco federalismo attuato. L’Italia rischia di non capire il danno che farebbe a se stessa rinunciando al federalismo. Si attaccano le autonomie speciali, invece di capire gli effetti benefici dell’autogoverno degli enti locali».

Preoccupato?

«Vado a Innsbruck perché la nostra è una autonomia con tutela internazionale. Sono consapevole del clima politico e saremo molto attenti nella trattativa che dobbiamo aprire con il governo sui rapporti finanziari Stato-Provincia in base alla legge di stabilità».

Chiederà un chiarimento al Pd?

«Certamente con il ministro Graziano Delrio dovremo discutere degli attacchi all’autonomia. Ieri ho inviato la lettera con la richiesta di incontro».

Ha ricevuto una solidarietà trasversale.

«Una difesa così larga della autonomia è una bella cosa».

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