BOLZANO. Roberto Bizzo, un po’ emozionato, spiega le ragioni del suo abbandono del Pd. Consumato adesso, a ridosso delle politiche e insieme agli altri 14 esponenti del partito a Bolzano e periferia, ma «espressione di un disagio che nasce molto tempo prima». Almeno dal 2013. Della sua scelta ha informato la Svp. Ma proprio questa decisione potrebbe costargli la carica di presidente del consiglio provinciale. Resta in naftalina fino a dopo il 4 marzo. «Poi ci vedremo col Pd e decideremo», dice l’Obmann Svp, Philipp Achammer. Dentro, all’interno della frazione in consiglio provinciale, la Stella alpina sul punto è alquanto divisa. Quasi equamente. «Di certo l’accordo di coalizione è stato sottoscritto da noi e dal Pd, quindi aspettiamo che i Democratici ci dicano cosa fare per la presidenza», ancora Achammer. In «sala d’attesa» c’è già Elena Artioli, così i rumors nel partito di raccolta. Tagliati fuori Dello Sbarba e Urzì. «Decideremo insieme alla Svp», evidenzia il segretario del Pd altoatesino, Alessandro Huber. Sulla stessa lunghezza d’onda il governatore Kompatscher: «L’accordo di coalizione è stato fatto dai partiti non da singole persone e adesso Bizzo non fa più parte del Pd». «Nella frazione ci sono tre punti di vista equamente rappresentati: tra quanti del tema-presidenza non importa nulla. E poi chi vorrebbe lasciare Bizzo al suo posto e chi invece vorrebbe sostituirlo», ammette Thomas Widmann. «Tutto aperto», afferma il leader Arbeitnehmer, Helmuth Renzler. E il presidente del consiglio provinciale che dice: «Facciano come meglio credono, io in aula continuerò a sostenere questa maggioranza, riconoscendomi nel centrosinistra».

Ma ieri era soprattutto il giorno dell’addio di Roberto Bizzo al Pd, partito che aveva contribuito a fondare a livello altoatesino. Senza dimenticare l’essere stato un renziano della prima ora: «La candidatura di Boschi e Bressa non è il motivo dello strappo, ma la dimostrazione del profondo disagio presente da tempo nel partito. «Lascio un Pd - aggiunge - che mi ha lasciato da molto tempo». Il presidente del consiglio provinciale ha accusato la nuova segreteria del Pd altoatesino di non aver cercato il dialogo con la minoranza che lui rappresentava. «Anche Renzi - ha proseguito Bizzo - non è più quello che aveva promesso di essere, quando disse di volere più territorialità e un abbandono delle vecchie logiche». «Noi per l’Alto Adige» sarà il nome del nuovo gruppo in consiglio provinciale. Cinque politici del gruppo italiano - sui 35 in totale - in cinque partiti diversi. «A livello nazionale faccio riferimento a Area civica, il movimento di Prodi e Santagata, per le provinciali vedremo. Certo la sua componente sarà della partita. Intanto si toglie qualche «sassolino dalle scarpe». «Non è un caso che dei primi tre del Pd, come preferenze, alle ultime provinciali, io e Cornelia Brugger ce ne siamo andati e che il mio ex partito nella sola Bolzano abbia ogggi le stesse preferenze che racccoglieva da sola la Margherita. E non dimentichiamo la perdita di amministrazioni comunali come Brunico, Salorno, Bronzolo e Laives», così Bizzo. Poi la toponomastica, dove si è messo di traverso per evitare una deroga al principio del bilinguismo. Per lui la «vera rottura con il Pd». «Un partito che mi ha accusato, invece, che difendermi», chiude Bizzo. Certo, l’uscita della minoranza Pd a pochi giorni dalla elezioni è un danno per il Pd. In più entreranno nel partito anche meno soldi dagli eletti, con le casse già esangui. La risposta di Huber? «Impegniamoci per le politiche». Senza dimenticare che nel Pd c’è pure chi brinda per l’abbandono dei bizziani.