BOLZANO. Migliaia di vecchie brande di metallo accatastate in un magazzino dell’esercito in disuso in quel di Laives. Accanto, montagne di materassi di gommapiuma gialli, impilati fino al soffitto. In un altro magazzino stanno le nuove brande Ferrino, verde militare e stemma dell’Ana, da montare in quattro soli movimenti, tutte dotate di un kit sigillato di lenzuola usa e getta. Nel cortile esterno quattro enormi container della Protezione civile: contengono chilometri e chilometri di cavi, prese, riduttori, quadri elettrici e diavolerie varie. Ne basta uno, di questi container, per dotare di illuminazione ed energia elettrica un intero campeggio da mille persone. Ma lo spettacolo vero è un altro: i lavandini auto-prodotti con ingegno inimmaginabile.

Corri corri. Dentro e fuori dal cortile, camion su camion vanno e vengono da Bolzano, caricano il necessario e sgommano via verso le aree di attendamento. Si deve correre, perché manca una decina di giorni. Ma i volontari dell’Ana sono serafici. Nessun genere di preoccupazione, perché l’adunata è una festa da godersi senza stress. E poi loro ne hanno già viste di tutti i colori. Qui c’è gente che è abituata a soccorrere le popolazioni colpite dai cataclismi, gente che quest’inverno è tornata dalle zone terremotate di Haiti e due giorni dopo è ripartita per l’emergenza neve a Frosinone. Gente così non si spaventa facilmente.

Organizzazione doc. Raccontare il loro lavoro a parole è semplicemente impossibile. Sono un macchina da guerra. Fanno, disfano, brigano, organizzano, spostano, ribrigano, ridisfano, ricorrono. Una pausa caffè e poi via. Per di più, tutto in quasi assoluto silenzio, senza tante scene. Si lavora, zitti e mosca. Tutto è scientificamente predisposto, da mesi. Anzi, da decenni. I decenni di interventi della Protezione civile.

Quando se ne parla in tv, a qualcuno potrà sembrare magari retorica, ma quando li si vede sul campo si impallidisce. Nulla viene lasciato al caso. Un esempio sono i container: li tengono a Milano, sigillati. Se serve, sono pronti per terremoti, tsunami, alluvioni. Dentro, ogni cosa al suo posto. Per non sbagliare, all’interno della porta di sinistra sta appiccicata una foto: alla fine dell’utilizzo tutto dev’essere rimesso a posto come illustrato.

Tecnici. Se fai domande, ti sommergono di risposte, pressoché incomprensibili per un non addetto ai lavori. Il massimo è quando, con somma modestia, ti spiegano che per predisporre un campo piccolo - con acqua luci ed energia elettrica - bastano tre ore. Dimenticano di dirti che, per loro, “piccolo” sta a significare qualche centinaio di posti-tenda.

Superata Torino. Seimila brande stanno accatastate a Laives. Difficili anche solo da immaginare, figurarsi montarle. I responsabili del magazzino - gli alpini immancabilmente non vogliono essere citati per nome e per fotografarli bisogna farlo senza farsi beccare - con orgoglio ti raccontano che si è superata Torino. Nel senso che l’anno scorso, nella capitale del Piemonte, alloggi collettivi e attendamenti ospitavano meno gente di quella che arriverà a Bolzano. Per di più, lì i campi erano grandi ma pochi. Qui sono ventitré. «Dài, adesso basta ciàcole, al lavoro».

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