Bolzano. «Basta gettare fango su mio fratello. Per gli errori del passato aveva già pagato. Non è giusto per lui che non c’è più e quindi non può più difendersi, continuare a rivangare quelle vecchie storie». Dopo giorni di voci, ipotesi, sospetti che arrivano dal Brasile, interviene Alice Romania, sorella di Luca, il bolzanino di 41 anni dal passato burrascoso, che si era trasferito all’inizio degli anni Duemila in Brasile, per girare pagina. Ma quel sogno è finito il 24 agosto quando è sparito: il suo corpo e quello dell’autista con il quale si era recato in un centro commerciale, è stato trovato, il giorno successivo, carbonizzato nel comune di Simões Filho, nella regione metropolitana di Salvador.

Il passato

«La condanna di cui si parla - ci tiene a precisare la sorella in una lettera - risale al 2007. Da allora sono passati oltre dieci anni; mio fratello aveva scontato la pena inflittagli a suo tempo dal tribunale brasiliano. Fino ad oggi non ci sono accuse di traffici illegali anche perché mio fratello in quest’ultimo viaggio, fatto pochi mesi fa in Italia, aveva perso il passaporto e se non fosse stato pulito con la legge non avrebbe potuto ottenere un nuovo passaporto per il rimpatrio così com’è avvenuto».

Nella vita complicata di Luca c’era anche una separazione che - come spesso accade - era tormentata. «L’ottenimento del passaporto - prosegue ancora la sorella - era stato parecchio complicato anche perché l' ex moglie non aveva dato il consenso all’espatrio del figlio: non si sa per quale ragione. Mio fratello, nell’ultima visita a Bolzano, aveva portato con sé il ragazzino per farcelo conoscere».

«Come avviene - spiega - purtroppo spesso in ogni parte del mondo, mio fratello e l’ex moglie non avevano mantenuto buoni rapporti, anche perché al rientro dall’Italia ci sarebbe dovuta essere l’udienza per la potestà esclusiva del bambino. Per lui quell’udienza era importante, perché mio fratello ci teneva molto: suo figlio era la sua vita e sognava di portarlo via da una terra così bella ma altrettanto pericolosa come il Brasile».

Alice Romania nega poi che il fratello fosse accusato di maltrattamenti nei confronti del figlio.

Nessun maltrattamento

«Le supposizioni sui maltrattamenti nei confronti del minore mi fanno capire che anche in questo caso siano state date delle informazioni superficiali e questo voglio chiarirlo più di ogni altra cosa. In caso di maltrattamenti accertati, il giudice tutelare brasiliano non avrebbe mai consentito a mio fratello di venire in Italia col minore. Riguardo a questo viaggio era stato solo manifestato il parere contrario della madre. La stessa che aveva accusato mio fratello di maltrattamenti, in seguito ad un livido su una gamba scoperto dopo che suo figlio aveva passato un semplice pomeriggio al parco con suo padre. Anche da quest' ultima accusa purtroppo mio fratello non potrà più difendersi. Ad oggi sia la polizia brasiliana che quella italiana non hanno delle risposte sulle cause della tragedia che ha colpito la nostra famiglia. Chiedo a tutti di rispettare la dignità della persona umana oltre al nostro incolmabile dolore». Alice e la sua famiglia bolzanina ricorderanno sempre Luca come un “padre amorevole, dall’animo buono, altruista e di certo per noi tutti che lo conoscevamo una persona speciale”.