BOLZANO. Ammette che il partito è piegato su sé stesso, causa diatribe interne. Serve una sterzata, il modello resta quello di Renzi. «Essenziale aprirsi alla partecipazione esterna. Volevo già farlo, ma poi in segreteria la decisione è stata diversa», sottolinea Liliana Di Fede. Stati generali è la parola d’ordine. «C’è bisogno di un “cantiere”, un’occasione dove il Pd si possa aprire agli apporti dall’esterno, magari in autunno», evidenzia Di Fede. Con qualche tappa anticipata, vedi quella sulle modifiche allo Statuto d’autonomia. Perché finora ci sono stati gli elettori, soprattutto quelli di Renzi, ma il partito è rimasto senza voce.

La segretaria del Pd altoatesino si dice pienamente d’accordo con l’analisi del suo precedessore Antonio Frena (ieri sull’Alto Adige). Gli errori vengono fatti da chi vive esclusivamente di politica, così l’ex segretario, che indica nei militanti senza cariche la vera voce del partito. Come se piazza Domenicani fosse assente dal dibattito sulle cose concrete: da Benko ai vitalizi, fino alla sanità. Gli argomenti non mancano. Anche, perché altrimenti ci pensa sempre e solo la Svp.

Segretaria Di Fede, il Pd altoatesino appare assente dal dibattito sui temi contingenti. Una scelta o un errore?

«Sono segretaria da 3 mesi, con primarie distruttive per noi e con strascichi che vanno ancora avanti. Poi le europee...».

Sì, ma la politica impone tempi sempre più rapidi, Dov’è il Pd?

«In aprile abbiamo fatto una clausura, speravo che fosse aperta a tutti, ma proprio in segreteria non si è trovata la maggioranza alla mia proposta. Poi sono partiti i gruppi di lavoro. Certo resta essenziale aprirsi alla partecipazione esterna. Altrimenti è vero che si rischia di dare all’esterno un’immagine di un partito che non fa niente».

In effetti sembra che i democratici altoatesini siano occupati soltanto a farsi la guerra all’interno, con largo spazio alle nomine di compagni di cordata per questo o quel posto di sottogoverno.

«Devo però anche difendere quanto fatto e magari non pubblicizzato abbastanza. È stata eletta la commissione di garanzia con tre donne, tutte avvocatesse, nuove alla politica e la tesoreria. Molti di noi operano anche in ruoli istituzionali e portano avanti nelle loro rispettive posizioni le istanze del partito. Penso a tutta una serie di problematiche nell’interesse generale».

Quali?

«La riforma dell’autonomia con apposito gruppo di lavoro che entro giugno illustrerà alla popolazione i risultati. Ed ancora i lavori pubblici con la viabilità nel capoluogo, il ruolo e la rivalutazione dei centri urbani».

Il Pd ha un unico esponente in giunta provinciale. Ma dopo anni di sovraesposizione mediatica l’assessore Tommasini sembra assente rispetto alla contingenza delle scelte politiche da farsi in questo periodo. Non trova?

«No, penso che Tommasini si confronti su vari temi: dalla collaborazione tra Comuni e Provincia alla spinta che ha dato per la variante nel capoluogo. Certo il suo è anche un ruolo istituzionale».

Ritiene che la decisione presa da Tommasini nel caso-Tenti sia stata quella giusta?

«Ha fatto una scelta di buon senso, credo che Katia Tenti alla fine ne uscirà pulita».

Come giudica le ultime nomine fatte da esponenti Pd nel sottogoverno locale: Marchi ad Azienda energetica e Felis alla Lub. Sono le persone giuste al posto giusto, o debbono il loro incarico alle cordate dentro il Pd?

«Se non avessero in tasca la tessera del partito, in questi due casi avremmo detto che la scelta era azzeccata per il curriculum sia di Felis, che di Marchi».

Una carriera, quella di Felis, piuttosto rapida...

«Nello specifico teniamo presente l’importanza di mettere in connessione università ed intendenza scolastica per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue».

Torniamo al partito. Si riuscirà, prima o poi, a trovare un equilibrio tra le diverse aree, oppure si assisterà ad una lotta intestina senza fine?

«Purtroppo il disequilibrio è frutto di una normativa non omogenea. Prendiamo la sottoscritta: ho ottenuto il 51,4% alle primarie, ma senza avere la maggioranza in assemblea. Per questo è all’opera un gruppo di lavoro, con esponenti di tutte le aree, per rivedere gli aspetti regolamentari dello statuto del Pd a livello locale».

Il rischio è di proseguire con l’impasse, il partito sta fermo e intanto la società va avanti.

«Perfettamente consapevoli del ruolo attivo che deve avere la politica: teniamo comunque presente che, pur in presenza di lusinghieri risultati elettorali, qui siamo un partito piccolo, con appena due dipendenti».

Appunto, non è forse il caso di ampliare l’arena di quanti partecipano alle scelte?

«D’accordo sulla partecipazione dei cittadini, semplici iscritti o simpatizzanti, dobbiamo trovare luoghi dove si creino idee e si elaborino progetti reali: un “cantiere” aperto, una sorta di Stati generali».

La questione dei vitalizi in Regione ha pure un aspetto simbolico. Il segnale del Pd?

«Arrivare a varare i disegni di legge il prima possibile con i tagli annunciati: i cittadini sono giustamente indignati ed il Pd vuol fare la sua parte, approvando celermente le nuove norme».