BOLZANO. Occupare i disoccupati per fare in modo che il loro contributo non sia solo quello ricevuto. E' l'idea di fondo dal quale muove l'iniziativa presentata ieri mattina dall'assessore comunale con delega al sociale Mauro Randi. L'assegno economico-sociale, in pratica, sarà agganciato a una disponibilità di fondo per darsi da fare in servizi del terziario. Dalla manutenzione della panchina sul Talvera all'ausilio per l'attraversamento della strada: un plateau che il Comune deve ancora studiare nel dettaglio ma che rientrerà, chiaramente, nei servizi alla cittadinanza. Una scelta abbastanza popolare ma che deve evitare un paio di mine sociali non indifferenti: l’equivalenza che l’assistenza sia qualcosa di regalato e il pericolo che l’impiego degli assistiti comporti la perdita di opportunità per cooperative o volontari.

Il meccanismo, comunque, è semplice: «Proporremo degli impieghi compatibili con quelle che sono le esigenze e le possibilità della città. I cittadini che possono essere coinvolti da questo progetto cono circa 1.500». Vanno fatte, però, delle puntualizzazioni. «La questione - continua l’assessore affiancato dal direttore di ripartizione Matteo Faifer - è che a chi percepisce l'assistenza economico-sociale, come anche a chi svolge lavori socialmente utili ai sensi dell'attuale normativa provinciale, non vengono versati i necessari contributi previdenziali, cosicché queste persone, una volta raggiunta l'età pensionabile, comunque rientreranno nel circuito dell'assistenzialismo: con l'aumento dell'età media della popolazione questo problema peserà sempre di più sulla società».

Qualche timore, però, potrebbe serpeggiare tra cooperative e volontari che già si occupano di certi servizi. «I lavori che proporremo non dovranno in alcun modo essere concorrenziali o incidere sulle eventuali piante organiche di queste strutture. Ci struttureremo per non creare disagi».

Finalmente, insomma, non si riceverà un assegno senza fare nulla. «Ecco, questo è un atteggiamento socialmente pericoloso. Alimentare la contrapposizione tra chi lavora pagando tasse e contributi e chi riceve il sussidio è davvero un rischio. Questa iniziativa guarda anche a tamponare questa tendenza che abbiamo constatato nell’ultimo periodo».

Il progetto, in ogni caso, è stato già trasmesso ieri al presidente della Provincia Arno Kompatscher e all’assessorato di competenza retto da Martha Stocker.

Il vero cardine dell’idea, come detto, è quello di garantire anche ai disoccupati i versamenti dei contributi. Il quadro normativo provinciale, però, non è semplice e lo stesso capoluogo ha delle caratteristiche differenti dal resto del territorio. Andrà trovata una sinergia che funzioni in modo impeccabile. «La differenza del finanziamento per versare i contributi - continuano Randi e Faifer - seguendo le norme potrebbe arrivare dalle leggi sul volontariato e sui lavori socialmente utili».

Ampio, in ogni caso, il panorama degli impieghi già ipotizzati dall’amministrazione comunale. «Si potrebbe pensare all’accompagnamento delle persone anziane, all’aiuto durante i pasti nelle case di riposo ma anche alla sorveglianza nelle scuole o nelle altre istituzioni. Ci sarebbe poi la manutenzione del verde pubblico e delle foreste. Spazio e bisogni se ne trovano in abbondanza». Qualche mugugno si è già sollevato per quanto riguarda il servizio dei nonni vigile. «È vero che molti anziani svolgono questo preziosissimo lavoro per arrotondare - conclude Randi - ma ci sono anche coloro che lo svolgono per mantenersi attivi. Credo che non andremo a ledere in nessun modo alcuna di queste categorie. L’obiettivo è quello di fornire una mano in più laddove al momento siamo scoperti, non certo sostituire personale con chi non ha lavoro».

Ora la palla passa da piazza Municipio a Palazzo Widmann: in gioco la possibilità di schierare in campo qualche risorsa in più dalla panchina.

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