BOLZANO. «Hai visto? Sono come tutti gli altri». Jason Mattia De Majo, 19 anni meranese, ha appena vinto una gara di karatè combattendo contro avversari “normali” ed è questo a renderlo particolarmente orgoglioso. «Mio figlio - dice Paola Leuzzi - soffre della sindrome di Down. Lo sa: fin da piccolo gli abbiamo spiegato che potrà fare quello che fanno gli altri, ma per lui sarà tutto un po’ più lento ». Oggi, Giornata mondiale della sindrome di Down, quella di Jason è una storia che racconta del tentativo di rivincita sulla sfortuna di un ragazzo che insegue da sempre la normalità. Secondo di tre fratelli, vorrebbe seguire le orme del fratello Andrea, 22 anni, che lavora nel mondo dello spettacolo. «Il suo sogno - racconta la madre - è quello di cantare, ma quando dopo elementari e medie si è trattato di scegliere dove indirizzarlo, l’abbiamo iscritto prima all’Istituto agrario. Dopo il triennio, adesso frequenta l’ultimo anno di Istituto alberghiero di Merano». Jason sta facendo il tirocinio alla mensa delle scuole elementari Leonardo da Vinci di Merano: prepara i tavoli, serve i piccoli ospiti. «Il problema sarà dopo, quando tra qualche mese finirà la scuola: inserirsi nel mondo del lavoro oggi è difficile per tutti, per quelli come Jason ancora di più. Eppure per questi ragazzi avere un’occupazione è fondamentale anche per socializzare e non perdere quello che hanno imparato con tanta fatica». Fino a quando i bambini sono piccoli non ci sono grossi problemi, man mano che crescono però rischiano di venir tagliati fuori dai coetanei: gli altri “vanno” veloci, loro restano indietro. «Eppure i sogni di Jason sono quelli di tutti i ragazzi della sua età, ovvero avere un lavoro, trovare un affetto, diventare autonomi».

Ai genitori il compito non facile di aiutarli e far loro capire che avranno una strada più difficile.

«Nonostante tutto comunque posseggono grosse potenzialità: hanno solo bisogno di un po’ più di attenzione. Io ho scoperto quando è nato che Jason aveva la sindrome di Down, all’inizio è stato un colpo duro anche perché il medico mi ha messo davanti solo i problemi che queste patologie comportano. Ho reagito, me ne sono fatta una ragione e alle madri che, dopo l’amniocentesi, siano tormentate dal dubbio se tenere o meno quel bimbo affetto dalla sindrome, io dico che vale la pena farlo nascere».

Domani 22 marzo, dalle 8 alle 12, l’associazione Il sorriso - guidata da Daniela Tschimben, vice Renate Schwienbacher - allestirà uno stand informativo presso la piazza del mercato a Caldaro e verranno distribuiti in cambio di un’offerta calendari, cioccolato e miele messo a disposizione dall’associazione apicoltori del paese. Oggi inoltre sui media europei verrà trasmesso un video con 15 ragazzi Down: tra loro Lena Gruber di Barbiano, figlia di Tschimben, consigliera a Caldaro e presidente de Il sorriso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA