BOLZANO. Rispedisce al mittente l’immagine della «contadina troppo stupida» per occuparsi di cose complicate, come la riforma dei vitalizi. Rosa Thaler si assume le responsabilità di quanto accaduto, ribadendo di averlo fatto in buona fede. L’ex presidente del consiglio regionale rompe il silenzio con una intervista al settimanale Zett per difendere il proprio operato. Tra i passaggi degni di attenzione, la conferma da parte di Rosa Thaler di una voce che gira da diverso tempo tra i consiglieri: l’idea (della attualizzazione dei vitalizi) «è arrivata da un funzionario». Un funzionario regionale, secondo le indiscrezioni.

Rosa Thaler è indagata dalla procura di Trento per abuso d’ufficio e truffa aggravata in concorso con Gottfried Tappeiner (consulente dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale ed ex presidente di Pensplan Centrum). Sempre Rosa Thaler è indagata per turbativa di gara d’appalto in concorso con Stefano Tomazzoni, presidente di Pensplan Invest.

Rosa Thaler è una donna provata («non ho più alcun contatto sociale»). Lo scandalo dei vitalizi d’oro non si è tradotta solo in clamore mediatico e nelle indagini di procura e Corte dei conti di Trento. «Ho ricevuto lettere di minacce e una busta con un proiettile», fa sapere, «anche la mia famiglia deve subire tutto questo». La sua presa di posizione: «Le accuse non sono giuste: non ho fatto nulla di sbagliato».

Così Rosa Thaler con la Zett sulla consulenza del professor Visintin, che avrebbe scartato in segreto: «I componenti dell’ufficio di presidenza sostengono che avrei messo sotto chiave un parere: non ho parole per questo».

Il capitolo delle responsabilità. Perché fu proprio lei ad occuparsi della materia, con la legge basata sul meccanismo di attualizzazione dei vitalizi? «Ero presidente del consiglio regionale. L’idea è arrivata da un funzionario. Ma non c’è alcun manovratore dietro le quinte, come è stato detto», risponde, e, appunto, «nell’opinione comune una contadina è stupida per definizione, ma io ho capito tutto» e «porto la responsabilità e me la assumo». Ricorda di avere «passato ore nella Stube di casa a fare i conti ed era un impegno che portavo avanti con piacere. Ora tutti pensano che abbia commesso un reato, ma non è vero». Ma ammette con la Zett: «Ho sottovalutato che ciò che stavo facendo era difficile da comunicare. Forse se avessi avuto più tempo per spiegare dove sarebbero stati impegnati i soldi risparmiati... ma certo le singole somme erano difficili da spiegare». La Guardia di finanza si è recata a casa di Rosa Thaler di recente, ma non per un sequestro: «Dovevano consegnarmi qualcosa. Nessun sequestro. Si erano già presi tutto nell’ufficio del consiglio regionale». E comunque, anche avessero effettuato una perquisizione, «non avrei nulla da nascondere». I tre capi d’accusa? «Non so cosa hanno in mano, in base a quali elementi mi stiano accusando. Il mio avvocato deve studiare le carte». Il suo desiderio? «Che questa storia finisca. In un modo o nell’altro».

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