MERANO. «La trasparenza in tutti gli atti che vengono firmati in Comune non l'ha inventata il sindaco Paul Rösch, c'è sempre stata, almeno nei dieci anni quando al suo posto c'ero io. Ma ad aver il diritto di controllare quello che viene fatto in Comune è il cittadino, non una concessione del sindaco». A prendere la parola, dopo quattro mesi di silenzio e di meritato riposo è Günther Januth, ex primo cittadino di Merano, dal 29 maggio fuori da tutti gli incarichi politici con una eccezione, quella del ruolo di vicepresidente ricoperta al Burgraviato. Rimarrà al suo posto fino alla nomina della nuova assemblea e della nuova giunta.

Günther Januth, cosa la spinge a uscire dal suo silenzio?

«Le cose che sento dire e che leggo in queste settimane. Mi viene da dire che forse il mio successore ancora non si rende conto di essere una persona al servizio dei cittadini inserita in un meccanismo di democrazia».

Cosa glielo fa pensare?

«Dichiarazioni del genere “venite da me e vi assicuro che i problemi li risolviamo” oppure il mancato rispetto delle decisioni del consiglio comunale, vedasi questione dell'innalzamento di un piano dell'hotel delle Terme. Se avessi fatto io una cosa del genere sarebbe venuto giù il mondo. Ma io di sicuro il rispetto per il consiglio comunale l'ho sempre avuto e non lo avrei mai fatto».

Paul Rösch si è assunto il ruolo di filtro diretto con i cittadini.

«Ogni sindaco deve ascoltare i cittadini, ma anche le associazioni e i partiti. Dire ci penso io alla lunga diventa molto pericoloso. E poi sulla partecipazione e sulla trasparenza non ha il monopolio. Ci siamo dimenticati in che modo noi abbiamo approvato il masterplan?»

Decidendo nella stanza dei bottoni?

«Non scherziamo. Ascoltando tutti, associazioni, partner sociali, categorie economiche e i cittadini in diverse assemblee pubbliche. Sinceramente Paul Rösch non ha nulla da insegnarmi».

Sul secondo lotto della circonvallazione Mebo-Passiria e sul garage in caverna il nuovo sindaco sembra essere più determinato di lei.

«Io quel progetto l'ho sostenuto dall'inizio, i tempi non li detta il Comune. Riconosco a Paul Rösch il merito di aver convertito i Verdi, prima contrarissimi e ora favorevoli sia al tunnel che al garage in caverna».

Rösch ha anche dichiarato di voler proseguire con i progetti avviati da lei.

«Sono contento che lo faccia, questo prova che non abbiamo lavorato male come qualcuno per mesi in campagna elettorale ha tentato di far passare».

In Comune non esistono più cordate e lobby di potere che condizionano il sindaco?

«Io questi giochi li ho respinti da subito anche a costo di incontrare difficoltà. L'isolamento per un sindaco è molto pericoloso».

Come commenta i primi cento giorni del suo successore?

«Fino a oggi ho sentito tante, tantissime parole. Invito i cittadini a valutare il sindaco per quello che sarà capace di realizzare concretamente, non per i suoi proclami. Non potrà essere un giudizio immediato, ma alla fine dei conti saranno i fatti a dire se Paul Roesch sarà stato un bravo sindaco».

Lui fa il sindaco, lei fa il nonno?

«Non solo, mi occupo di giardinaggio, vado spesso in bici e faccio tante escursioni in montagna. Quello che non ho potuto fare negli ultimi dieci anni».

Se le chiedessero di accettare una presidenza di qualche ente pubblico o società partecipata?

«Per intanto voglio staccarmi completamente dal mondo che mi ha visto impegnato dal 1995, anche se riconosco che è stato un lavoro piacevole e ricco di soddisfazioni».

La Svp però, è uscita con le ossa rotte dalle elezioni di maggio.

«Dentro il partito serve una ricomposizione, vanno snelliti gli organismi interni e reso più rapido il processo decisionale».

Lei ha lasciato in municipio la sua erede, l'assessore Gabriela Strohmer.

«L'attende un lavoro molto difficile, duro. Ma la serietà e l'impegno di cui è capace l'aiuteranno. Il partito dovrà contare molto su di lei per risorgere».