bolzano. Fedora Donati nasce a Mezzolombardo il 14 gennaio 1930. Con Teresa, la sorella maggiore, inizia giovanissima a frequentare le montagne di casa e diventa socia della Sezione Rotaliana della Società degli Alpinisti Tridentini, appena costituitasi.

Una grande passione

Inizia, così, a coltivare quella passione che la porterà a conoscere e ad amare le montagne della nostra terra, tanto da dedicare tutto il suo tempo libero alla disciplina a lei più congeniale: quella dell’arrampicata su roccia.

Grande coraggio

Fedora Donati s’impone grazie al suo coraggio, che a molti parve incoscienza. Non era così. Arrampicava davvero bene, perfettamente cosciente del pericolo e delle difficoltà in parete. Superava i passaggi con decisione estrema, sorretta da quel miracoloso intuito che le permetteva di individuare l’appiglio, anche il più nascosto, per quello buono. Innamorata del rischio, grazie alle sue qualità innate svolse un’attività di buon livello, anche se oggi possiamo definirla ancora “pionieristica”, visti i tempi, nel regno incantato delle Dolomiti (in particolare nel Gruppo di Brenta) affiancandosi spesso ai grandi nomi dell’epoca.

I grandi nomi

Erano Maestri, Stenico, Pisoni, Gasperini “Medaia”, Detassis, Bonvecchio, per non citare che i più noti, in uno con le guide Alpine Armando Costa e Aldo Piacini formatesi nell’ambito stesso della sezione, seguendo l’esempio paziente e oculato del professore Valentino Giacomuzzi maestro di sport e di vita.

Oltre cento salite

Oltre un centinaio le salite effettuate, sia in Dolomiti che lungo i fianchi dei colossi delle nostre Alpi, vedi Ortles, Presanella, Cevedale, eccetera. Nel suo “palmarès”, infine, si evidenziano classiche arrampicate di livello superiore come la “diretta” della Paganella, lo spigolo Dibona del Croz dell’Altissimo, lo Spigolo Fox e la Parete Preuss del Campanile basso di Brenta.

La scomparsa prematura

Compagna capace, attenta, preparata; tenace e caparbia. Estroversa e gradita presenza in ogni cordata e impresa. Ha lasciato i suoi monti nel 1998, dopo breve malattia, all’età di 68 anni; quei monti da lei tanto amati per quanto potevano riempire la sua giovane vita, nell’impegno costante e nella certezza fisica di un rapporto fraterno con chiunque si trovasse all’altro capo della corda amica.

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