BOLZANO. Un conto è farsi raccontare la vita dei senzatetto, un altro trovarsi occhi negli occhi con uno di loro che te la spiega. Sensazioni, sentimenti, umanità e sorrisi raccolti in un cerchio ieri dall’associazione Volontarius che ha messo di fronte clochard e studenti. Un momento di confronto che arriva al termine di un progetto nelle scuole superiori e all’interno della giornata di raccolta delle coperte donate dai cittadini.

Chiedimi perché ho freddo?” il titolo dell’iniziativa e la domanda che è stata fatta a un senzatetto che abita a Bolzano. «Negli anni ’80 lasciai l’Italia - racconta John (nome di fantasia) - per trasferirmi in Inghilterra a Londra. Ho avuto una compagna e una figlia, poi qualcosa si è rotto e ho perso tutto. Ho cominciato questa vita che lentamente ti risucchia. Avevo cominciato a bere molto e capii di aver bisogno di provare a ricostruirmi una vita». l’Italia era il posto dove provarci così si è messo in viaggio per tornare, verso Milano. «Quella era la mia destinazione, ma l’unico passaggio in auto che ho trovato è stato verso Vipiteno. Dopo due giorni in Val d’Isarco sono arrivato a Bolzano in treno. Sempre con la mia chitarra. Sono andato sotto i Portici e ho cominciato a suonare come faccio sempre guadagnando 15 euro in mezz’ora. Ho deciso di fermarmi - ride - perché ho intravisto un’opportunità». Una speranza avvolta nella musica. «È quello che so fare quindi adesso tengo delle lezioni ad alcuni studenti. Non sempre racconto la mia storia per non allontanarli, per non perdere l’appiglio che ho per ricostruirmi». Non è facile, però, la notte a Bolzano. «Io cerco sempre posti riparati, non perché abbia paura per la mia incolumità: semplicemente devo stare attento allo strumento. L’altro giorno, però, nel punto dove mi corico con i cartoni qualcuno mi ha lasciato una brandina. Un gesto fatto con il cuore, di nascosto, senza la necessità di farsi dire “bravo”. Posso dire a questa persone che mi ha fatto dormire bene». Il freddo, però, è rigido. «Lo era anche a Londra. Sai, quando fai questa vita ti organizzi: indossi due paia di pantaloni in più, due maglioni in più e sopporti. Pericoli? No, in questa città fortunatamente non mi sono mai sentito a rischio. Smettere di bere, però, aiuta a non correrli. Quando vai a dormire che sei ubriaco diventi un problema per gli altri e rischi di causare dei danni anche a te stesso».

Ad ascoltare, rapiti, un centinaio di studenti con due sezioni della terza media delle Marcelline, due prime del liceo classico Carducci (una dell’indirizzo linguistico e una tradizionale), una terza, una quarta e una quinta del liceo scientifico sportivo Toniolo. «Al termine dell’incontro - conclude Roberto Defant che cura i progetti scolastici con le scuole per Volontarius - i ragazzi hanno preparato la colazione per i senzatetto. Subito dopo si sono molto impegnati nel volantinaggio tra la gente e nell’invitare le persone a donare delle coperte per l’inverno». Quello che resta in loro di questi racconti, però, è la vera ricchezza della giornata. «In questo modo cerchiamo di trasmettere il messaggio che ogni persona è importante per quello che è. Senza etichette nè pregiudizi. Le nuove generazioni devono capire che qualcosa sta cambiando nella nostra concezione della società. Se metteranno al centro la persona allora partiranno un passo avanti».

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