BOLZANO. «Le piante bisogna guardarle bene».

Pare una banalità, ma non lo è affatto quando a dirtelo è Gildo Spagnolli, 42 anni sulla plancia di comando della Giardineria Comunale e una passione per le piante dalle radici lunghe.

Prima ancora che un figlio sindaco, infatti, Spagnolli senior ha regalato alla città molto del suo verde con il Talvera come coccarda di una carriera.

Oggi raduna appassionati all’Upad di via Firenze e li porta in giro per le passeggiate ad aprire gli occhi su una natura che non è solo comprimaria della vita dei bolzanini.

«Quarantadue anni in cui il primo comandamento è stato quello di conoscere bene le piante. Guardarle, studiarle, comprenderle. Da qui nasce l’esperienza, da qui si parte per evitare errori».

Non facile in una società in cui si pensa che gli alberi di Natale siano dei pini. «Sì, purtroppo non si insegna più ai bambini a riconoscere le piante. Avviene poco nelle scuole, pochissimo nella vita di tutti i giorni. Se ci pensate rispetto al passato è una rivoluzione in negativo. Dobbiamo tornare in fretta alla cultura della botanica». Che poi è una cultura magnetica. «Gli alberi sono i nostri compagni di vita, hanno tempi molto più lunghi dell’uomo e attraversano le generazioni. Quando creano dei danni urbani non è colpa loro, ma delle persone che ne hanno progettato l’ubicazione o la costruzione di edifici vicini. La prospettiva va ribaltata».

Dopo la descrizione accurata delle tipologie di cedro, rigorosamente appuntata, chiediamo a Spagnolli il suo orgoglio professionale e la risposta fiorisce precisa sull’entusiasmo scatenato in queste ore dal nostro progetto online “Il mio Talvera”. «Sicuramente la realizzazione delle Passeggiate è stata qualcosa di splendido. Ricordo ancora il ghiaione con i topi e i rifugi di fortuna dei senza tetto. Spostammo il materiale a lato creando degli argini con blocchi di porfido ancorati ad anelli con corde d’acciaio e utilizzando la ghiaia per creare il terreno ondulato che vediamo oggi. Teniamo bene a mente che non c’era un albero e nemmeno un filo d’erba».

Come ci si arrivò? «Decidemmo di predisporre due zone: a ridosso dell’acqua gli alberi naturali del territorio e verso la passeggiata una struttura a giardino. Così partimmo lungo il fiume, a sud, per tagliare le talee da reimpiantare nel percorso cittadino. Sembra una zona più selvaggia rispetto ai Prati, ma sono entrambe curate con grande attenzione. Potrei dire che questi alberi li conosco per nome».

Qualcuno di loro, però, potrebbe salutare per far posto a un parcheggio.

«Io non capisco questa cocciutaggine in via Fiume. Perché invece di dire no a prescindere non si prova a pretendere in cambio più verde nelle strade liberate dalle macchine. Si possono portare piante più grandi e in numero maggiore».

La posizione, insomma, non è distante da quella del primo cittadino: d’altronde la mela non cade tanto lontana dall’albero.

«No – ride – è sempre questione di conoscere le piante. Per esempio non mi piace che ultimamente chiunque si vesta da scienziato e decida che un albero secolare è ormai da tirare giù senza alternativa. Manca la forza della responsabilità: tutti hanno paura di provare la strada del mantenimento. Io la cercavo sempre».

Per chiudere, però, ci concediamo una domanda per così dire “moderna”: è davvero così trascurabile la differenza tra verde terrazzato e verde profondo?

«Bisogna credere nei giardini sospesi, assolutamente. I vantaggi sono enormi sia in termini di benefici per gli edifici sia per quelli delle piante che di sicuro non patiscono. E’ stato calcolato che una casa con una copertura di questo tipo può abbassare la propria temperatura interna anche di sei gradi. Sono tantissimi e non sono elementi da sottovalutare. L’importante è conoscere le piante e optare per quelle giuste». Il segreto, a volte, sta nella scelta del seme.

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