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BOLZANO. Da Roma potrebbe arrivare un nuovo colpo all’autonomia altoatesina (ma anche di Trento e Aosta), e questa volta toccherebbe il welfare. La denuncia arriva dalla Cgil e riguarda il Durp, ossia il cosiddetto redditometro. «Il governo vuole applicare il suo strumento di calcolo, ossia l’Isee - dice il segretario Cgil, Lorenzo Sola - sostituendolo al Durp anche per l’accesso alle prestazioni sociali. Sarebbe il crollo del nostro sistema provinciale di welfare perché l’Isee è molto più restrittivo del Durp».
Il governo Monti sta lavorando da tempo a un ripensamento dell’Isee. L’intervento fa parte di una serie di misure per la revisione della spesa sanitaria, che prevedono tra l’altro a livello nazionale l’addio al ticket e l’introduzione di una franchigia (una soglia stabilita in base al proprio reddito, oltre la quale le spese sanitarie sarebbero a carico dello Stato). In questo ambito rientrerebbero anche i nuovi criteri per l’Isee, che finora non è mai stato usato in Italia per le prestazioni sanitarie tranne che per calcolare singole esenzioni. Insomma una novità per tutti, Alto Adige compreso. Ma da noi comporterebbe conseguenze molto pesanti: o così almeno la pensa la Cgil. Ancora Sola: «Ha un senso pensare di introdurre l’Isee per le prestazioni sanitarie nelle altre regioni - dice Sola - ma in Alto Adige abbiamo lavorato anni per arrivare al Durp, lo abbiamo introdotto solo da pochi mesi e per ora solo per poche prestazioni, non avrebbe senso creare un doppione, un redditometro per la sanità e uno per il sociale».
Ma l’ipotesi del doppione, secondo la Cgil, è ancora la più favorevole: «Negli ultimi due giorni - dice ancora Sola - da Roma sono arrivate preoccupanti notizie secondo le quali il governo vorrebbe estendere l’uso dell’Isee anche a tutte le prestazioni sociali sul territorio nazionale. Già da un punto di vista formale sarebbe un disastro, perché i “livelli essenziali di assistenza sanitaria” sono competenza statale, ma gli interventi sociali no, e non possiamo continuare a rinunciare alla nostra autonomia». Ma soprattutto «così si mette a rischio il sistema del welfare altoatesino, che negli anni ha permesso alle famiglie di stare a galla nonostante un costo della vita molto più alto che nel resto d’Italia». A differenza del Durp, infatti, «l’Isee calcolerebbe anche la prima casa: quindi il calcolo penalizzerebbe rispetto a oggi il 70% della popolazione altoatesina, comprese le famiglie che pagano un mutuo o chi ha dovuto comprare casa perché il mercato dell’affitto è inarrivabile». Inoltre, prosegue Sola, «nell’Isee si comprende il patrimonio mobiliare (depositi in banca, ecc.) a partire da una soglia molto più bassa che non nel Durp».
Insomma sarebbe una batosta. Anche perché il Durp, attivato in Alto Adige dopo anni di lavoro e molto in ritardo rispetto ad esempio al Trentino, al momento è applicato per gli assegni familiari, le rette per le case di riposo o i nidi, l’assistenza sociale, ma dal 2013 il suo uso sarà ampliato anche ai contributi per la casa, le borse le studio e tutti gli altri contributi dell’assessorato alle Politiche sociali. Su questo tema ci sono già stati incontri tra i tecnici delle Province autonome. Sono allo studio eventuali correttivi, ad esempio aggiungendo detrazioni a posteriori o modificando le fasce di reddito per accedere alle prestazioni «ma si tratta di interventi che rischiano di creare nuove iniquità - conclude Sola -. L’unica soluzione è che intervenga la politica e difenda la nostra autonomia».
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