CHIUSA. Una catastrofe il cui terribile ricordo è stato tramandato di generazione in generazione e di cui, ora, grazie ad una mostra fotografica che sarà allestita dal 5 al 19 novembre nella Cantina degli Apostoli, potranno essere osservate le apocalittiche conseguenze. Stiamo parlando dell'alluvione che nell'estate del 1921 s'abbatté sull'abitato di Chiusa, portando morte e devastazione.

Stefano Perini negli archivi comunali ha scovato il rapporto stilato all'epoca dall'ingegner Baselli del Genio Civile: «Il 9 agosto 1921, verso le 18, nel mentre sopra Chiusa splendeva il sole e tutto sembrava normale, un'immensa massa fluida di materie alluvionali, trascinante legnami ed alberi d'ogni specie, sboccava, rombando, all'angusta valle del torrente Thinne, affluente di destra del fiume Isarco e, devastando terreni e fabbricati, scendeva nel fiume, sovralzandone il letto di metri 10. La grandiosa corrente durava circa mezz'ora, poscia il Thinne tornava in quiete, mentre le acque del fiume fermate dalla barra prodottasi in alveo continuavano a salire, sommergendo la linea ferroviaria della Valle Gardena, la strada Nazionale, la strada di accesso alla stazione ferroviaria, alcune case del comune di Layen e gran parte della città di Chiusa.

Lungo la valle erano stati asportati quattro ponti di legno ed uno di ferro; era stata molto danneggiata, per circa 4 km, la strada di Latzfons ed erano stati abbattuti i caseggiati presso il torrente, fra cui un importante stabilimento per la lavorazione dei minerali di rame, piombo e zinco (...). Grave danno provenne pure al convento ed alla Chiesa dei Cappuccini, ad alcune case della piccola frazione di Frag in destra del Thinne; e principalmente alle abitazioni di Chiusa situate presso la sponda destra del torrente. Questi edifici furono invasi dalla fanghiglia sino all'altezza del primo piano. Per miracolo si ebbero a lamentare solo 4 vittime». Il rapporto stilato nel 1923 rappresenta anche un eloquente esempio del linguaggio burocratico dell'epoca.

Per avere un'idea delle dimensioni del cataclisma basti pensare che lo stesso ingegner Baselli calcolò che in soli 30 minuti si riversarono a valle 1.620.000 metri cubi di materiale. Va rilevato che i lavori di ripristino della viabilità furono di un'efficacia e di una rapidità esemplare anche per i giorni nostri in cui si dispone di mezzi ben più potenti d'allora.

Complessivamente furono rimossi oltre 3 milioni di metri cubi di materiale e vennero costruiti 6 mila metri cubi di muri, con una spesa complessiva di circa 4,5 milioni di lire, un cifra per l'epoca davvero considerevole. Il 60% della spesa venne sostenuto dallo Stato mentre la copertura dei costi rimanenti venne ripartita tra la Provincia e i Comuni interessati «in base - precisa Baselli - alle vecchie leggi austriache» che conclude con palese soddisfazione: «A distanza da 20 mesi dalla catastrofe, il problema poteva dirsi interamente risolto».