BOLZANO. «Gigi non mollare». Non subito, almeno. Nel tiro al bersaglio di questi giorni, Spagnolli ha trovato una spalla in Gianclaudio Bressa, il sottosegretario che conta ancora molto nei rapporti tra Pd e Svp. E Bressa ha consigliato a Spagnolli di «tenere duro», di resistere alla tentazione di uscire da questo pasticcio o di arrendersi al pressing di parte della Svp e del Pd. Oggi la Svp parlerà del caso Bolzano nella seduta del partito cittadino. Giovedì in consiglio comunale arriveranno al voto le mozioni di sfiducia di Lega e M5S.

I consigli di Bressa. Spagnolli e Bressa si sono incontrati martedì a Roma, dove il sindaco si trovava per un impegno dell’Anci. Proprio in quelle ore i Verdi stavano consegnando il documento con cui annunciano l’appoggio esterno alla giunta Spagnolli. La promessa di sostegno è accompagnata da due rotondi no: niente allargamento della giunta, nessun escamotage per riportare in aula la delibera Benko.

Spagnolli ha incassato apparentemente i veti («nella maggioranza c’è sempre stato qualcuno che si è sfilato su qualche tema»). Nella Svp, nel Pd e nella Lista civica è ripartita invece la sirena di allarme: «Non si governa solo con i numeri. Piuttosto si torni a votare». E se lo dicono Kompatscher e Ladinser non si può fare finta di nulla. Bressa è più prudente, e l’ha ribadito a Spagnolli. «Cosa succederebbe se si tornasse al voto ora? Bolzano si ritroverebbe nella medesima situazione. Votare non ha senso con questa legge elettorale», sottolinea Bressa. Ma hanno perso la voce gli ottimisti che dicevano «la legge si può cambiare in pochi mesi». I paletti imposti dalla Corte costituzionale sembrano lasciare pochi margini di movimento. «Resto convinto che la strada si possa trovare. Forse non si è ancora lavorato con tutta la concentrazione su un modello che garantisca la rappresentanza linguistica e assegni al sindaco vincitore i numeri per governare», risponde Bressa. Se Spagnolli rinunciasse, o venisse sfiduciato, è la sintesi di Bressa, «non ci troveremmo pronti, né dal punto di vista delle regole né del nuovo candidato sindaco». Lo sfogo del sindaco. Spagnolli lo dice dall’inizio: «Decido io, quando staccare la spina». Visto che l’insofferenza di Svp e Pd verso gli ecosociali è tornata alla casella di partenza, anche il tormentone di Spagnolli riprende slancio. Così scandisce il sindaco: «Sono l’unico che può mandare a casa tutti, opposizioni comprese». Veramente anche i consiglieri di maggioranza potrebbero provocare la fine della consiliatura, facendo mancare il loro voto alla giunta. Imperdibile la risposta del sindaco: «Sono l’unico che, da solo, manda a casa tutti. Gli altri devono essere in più di uno. Non è una minaccia, è un fatto». Raffreddare gli animi.

L’altolà di Randi. Come è divisa la Svp, così lo è il Pd. Mauro Randi da settimane si è ritagliato un ruolo di pontiere con gli ecosociali e tutto vuole l’assessore, tranne che tornare a elezioni (a maggio è stato il più votato nella lista del Pd). Randi si schiera a favore dell’appoggio dei Verdi: «Li abbiamo incalzati tutti e ora che hanno deciso, non va bene... Mi sembra incredibile che ci sia qualcuno di noi che pensa di fare saltare tutto». Non sono troppo vincolanti le condizioni dei Verdi? «Dicono che sosterranno il programma, bene dunque. Se poi ci saranno nuovi punti, saranno nuovi per tutti e andranno discussi. Chi preme per tornare a votare si ricorda che in questi mesi sindaci e Provincia discuteranno il nuovo modello di finanziamento dei Comuni? Vogliamo che Bolzano resti esclusa da questa partita?».

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