BOLZANO. «Ditemi cosa devo fare; che tipo di precauzioni devo adottare: sono disposta a tutto. Perché dopo due mesi e mezzo, voglio rivedere mia mamma. Ha 93 anni, è allettata, ma lucida. Quando dalla Casa di riposo di via della Roggia, mi chiama - grazie alle videochiamate fatte dal personale - mi continua a ripetere: Cristiana quando ti rivedo?». Una domanda alla quale Cristiana Bertoluzzo non sa rispondere. E questa situazione di incertezza sta diventando sempre più pesante da accettare.

«Anche perché - dice la figlia - ogni giorno, nelle condizioni in cui è mia madre, può essere troppo tardi. Se ne andrà senza il Coronavirus, perché grazie alle precauzioni prese dal personale della struttura non c’è stato neppure un caso, ma se ne andrà senza avermi potuta vedere per l’ultima volta. E io non posso accettarlo».

Un saluto e una carezza

Da una parte le ragioni del cuore; dall’altra quelle della scienza che impongono, anche adesso che il virus sembra dare un po’ di tregua, la massima cautela, soprattutto all’interno delle case di riposo, dove il Coronavirus ha fatto strage. Cristiana si fa interprete dell’appello di molti che, dopo due mesi e mezzo di chiusura totale delle case di riposo, chiedono di poter rivedere i familiari.

«Riconosco il grande impegno, in questo periodo complicatissimo, del personale della casa di riposo, ma Diva, mia mamma, adesso ha bisogno di me e io ho bisogno di lei».

Fino ai primi di marzo, quando è scattata la blindatura della struttura, Cristiana era abituata a passare in via della Roggia tutti i giorni. Un saluto, una carezza, il racconto della vita che fuori continua. E poi, un cucchiaio dopo l’altro di minestrina, la imboccava. Gesti d’amore che oggi mancano ad entrambe.

«Mi dicono che mia mamma mangia poco e il motivo purtroppo è semplice: si sta lasciando andare. Perché non mi vede più. È vero che ci sono le videochiamate, ma ci vede e ci sente poco, per cui l’assistente deve fare per così dire da interprete. Hanno detto che, nelle case di riposo di Lana e Terlano, si sono attrezzati con dei box di plexiglass per far incontrare, in sicurezza, anziani e familiari. Non capisco perché non si possa fare altrettanto a Bolzano. Magari ci potremmo incontrare in giardino. Anche l’assessore Andriollo ha promesso che, a breve, sarebbero state concesse di nuovo le visite».

La cautela

La presidente della casa di di riposo di via della Roggia Nirvana Pedrazza comprende le ragioni di chi, come Cristiana, vorrebbe tornare a rivedere i propri familiari, ma va con i piedi di piombo: «Ne abbiamo parlato anche oggi con la direttrice: la nostra linea è quella della prudenza. Non possiamo permetterci di rischiare. Se non abbiamo avuto alcun caso positivo, almeno finora, né tra gli ospiti né tra il personale, è perché abbiamo blindato subito la struttura. Aspettiamo ancora un paio di settimane e vediamo qual è andamento del virus. Capisco l’esigenza dei familiari, noi però abbiamo la responsabilità di proteggere tutti gli ospiti. Se lì entra il virus, è un disastro. Il personale sta facendo di tutto e di più per i nostri anziani che sono sereni. Anzi, qualcuno tra loro, che ha capito la gravità della situazione, è addirittura preoccupato all’idea che si possa riaprire la casa alle visite».