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BOLZANO. La società dell'Areale ferroviario è bloccata da mesi dallo scontro sulle nomine tra Comune e Provincia. E si tratta, a detta di tutti, della più imponente operazione urbanistica e immobiliare che Bolzano vedrà almeno nei prossimi 20 anni. Sull'areale di 30 ettari, verrà realizzato il nuovo tracciato ferroviario per un totale di circa 5 ettari. I 25 ettari rimanenti saranno a disposizione per le operazioni immobiliari pubbliche e private. La stima è di un costo di 800 milioni-1 miliardo (area ferroviaria compresa).
Il vincitore del concorso di idee, l'architetto Boris Podrecca, è stato scelto il 24 febbraio. Da allora la società costituita da Comune e Provincia è di fatto non operativa, perché il Comune rifiuta di modificare lo statuto per portare da 6 a 4 il consiglio di amministrazione della Arbo, come sollecitato da Palazzo Widmann. Da parte sua, la giunta provinciale ha provato a forzare la situazione, procedendo con le proprie due nomine, i confermati Gerhard Brandstätter ed Hermann Berger. A questo punto al Comune, secondo la strategia provinciale, non resterebbe che nominare gli altri due componenti, tutti di lingua italiana per rispettare la pariteticità tra gruppi linguistici. Questa mossa provinciale ha aggravato gli attriti nella Stella alpina, visto che la Svp comunale rivendica un proprio rappresentante nel Cda. Non c'è solo questo, nominando due consiglieri di sesso maschile, la Provincia trasferisce al Comune, che punterebbere però a confermare Carlo Azzolini e Stefano Rebecchi, l'obbligo di rispettare le quote rosa (un consigliere donna su quattro).
Un Cda tutto maschile andrebbe incontro a sicura impugnazione. Lo stallo è dichiarato. Per due volte, in maggio e giugno, l'assemblea dei soci convocata per varare le modifiche dello statuto societario è stata sospesa, riuscendo ad approvare solo il bilancio. Il sindaco Luigi Spagnolli trasferisce l'intero problema sulla Svp: «E' palese che si tratti di un problema interno al partito. Comprendo che la Svp cittadina gradirebbe un rappresentante nel consiglio di amministrazione, ma questo non significa che il Comune debba andare allo scontro con la Provincia».
Intanto i mesi passano e il presidente Luis Durnwalder non fa tanti distinguo, quando ripetutamente invita il Comune a sbloccare la società e varare in consiglio comunale la modifica allo statuto. Anche perché il grado di efficienza degli enti pubblici in una partita che movimenterà quella montagna di denaro è sotto osservazione da parte del mondo delle imprese. La giunta comunale ne ha discusso ripetutamente nelle ultime sedute, ma ancora la volontà di non assecondare la strategia provinciale prevale sulla necessità di dare alla società un Cda pienamente riconosciuto. Spagnolli prende tempo dichiarando «intanto può lavorare il vecchio Cda, l'Arbo non è priva di guida».
Ma il Comune è caduto dalle nuvole il 6 giugno, quando Durnwalder ha annunciato dopo la seduta di giunta che Podrecca ha ricevuto l'incarico di realizzare lo studio di fattibilità partendo dal progetto vincitore, con un'analisi più dettagliata dei costi. Ancora Spagnolli: «L'architetto Podrecca consegnerà in ottobre lo studio di fattibilità, tutto il resto sono chiacchiere». E per dare un segnale a Palazzo Widmann aggiunge: «Non sono neppure così convinto che si debba necessariamente tagliare il Cda». La riduzione è dovuta, secondo la Provincia, come nei consigli di amministrazione già ridimensionati. Il Comune, come conferma l'assessore all'urbanistica Chiara Pasquali, non ha ancora un proprio parere giuridico che avvalori o smentisca l'interpretazione di Palazzo Widmann.
Da parte sua invece Chiara Pasquali ha pronto il documento che porterà alla prossima assemblea soci dell'Arbo. Il testo presenta le richieste della giunta comunale sulla gestione futura della società: «Dobbiamo pensare a un percorso che durerà almeno quindici anni. Accanto a Cda e presidente, l'Arbo dovrà avere un coordinatore tecnico. Parallelamente, il Comune individuerà al proprio interno alcune figure di riferimento. Si dovrà poi studiare la formula migliore per consentire l'ingresso dei privati finanziatori, nella stessa società o in un fondo immobiliare. Tra gli altri passaggi, oltre alla variante urbanistica, Comune e Provincia a breve dovranno decidere quali strutture pubbliche inserire nel nuovo areale».
Il vincitore del concorso di idee, l'architetto Boris Podrecca, è stato scelto il 24 febbraio. Da allora la società costituita da Comune e Provincia è di fatto non operativa, perché il Comune rifiuta di modificare lo statuto per portare da 6 a 4 il consiglio di amministrazione della Arbo, come sollecitato da Palazzo Widmann. Da parte sua, la giunta provinciale ha provato a forzare la situazione, procedendo con le proprie due nomine, i confermati Gerhard Brandstätter ed Hermann Berger. A questo punto al Comune, secondo la strategia provinciale, non resterebbe che nominare gli altri due componenti, tutti di lingua italiana per rispettare la pariteticità tra gruppi linguistici. Questa mossa provinciale ha aggravato gli attriti nella Stella alpina, visto che la Svp comunale rivendica un proprio rappresentante nel Cda. Non c'è solo questo, nominando due consiglieri di sesso maschile, la Provincia trasferisce al Comune, che punterebbere però a confermare Carlo Azzolini e Stefano Rebecchi, l'obbligo di rispettare le quote rosa (un consigliere donna su quattro).
Un Cda tutto maschile andrebbe incontro a sicura impugnazione. Lo stallo è dichiarato. Per due volte, in maggio e giugno, l'assemblea dei soci convocata per varare le modifiche dello statuto societario è stata sospesa, riuscendo ad approvare solo il bilancio. Il sindaco Luigi Spagnolli trasferisce l'intero problema sulla Svp: «E' palese che si tratti di un problema interno al partito. Comprendo che la Svp cittadina gradirebbe un rappresentante nel consiglio di amministrazione, ma questo non significa che il Comune debba andare allo scontro con la Provincia».
Intanto i mesi passano e il presidente Luis Durnwalder non fa tanti distinguo, quando ripetutamente invita il Comune a sbloccare la società e varare in consiglio comunale la modifica allo statuto. Anche perché il grado di efficienza degli enti pubblici in una partita che movimenterà quella montagna di denaro è sotto osservazione da parte del mondo delle imprese. La giunta comunale ne ha discusso ripetutamente nelle ultime sedute, ma ancora la volontà di non assecondare la strategia provinciale prevale sulla necessità di dare alla società un Cda pienamente riconosciuto. Spagnolli prende tempo dichiarando «intanto può lavorare il vecchio Cda, l'Arbo non è priva di guida».
Ma il Comune è caduto dalle nuvole il 6 giugno, quando Durnwalder ha annunciato dopo la seduta di giunta che Podrecca ha ricevuto l'incarico di realizzare lo studio di fattibilità partendo dal progetto vincitore, con un'analisi più dettagliata dei costi. Ancora Spagnolli: «L'architetto Podrecca consegnerà in ottobre lo studio di fattibilità, tutto il resto sono chiacchiere». E per dare un segnale a Palazzo Widmann aggiunge: «Non sono neppure così convinto che si debba necessariamente tagliare il Cda». La riduzione è dovuta, secondo la Provincia, come nei consigli di amministrazione già ridimensionati. Il Comune, come conferma l'assessore all'urbanistica Chiara Pasquali, non ha ancora un proprio parere giuridico che avvalori o smentisca l'interpretazione di Palazzo Widmann.
Da parte sua invece Chiara Pasquali ha pronto il documento che porterà alla prossima assemblea soci dell'Arbo. Il testo presenta le richieste della giunta comunale sulla gestione futura della società: «Dobbiamo pensare a un percorso che durerà almeno quindici anni. Accanto a Cda e presidente, l'Arbo dovrà avere un coordinatore tecnico. Parallelamente, il Comune individuerà al proprio interno alcune figure di riferimento. Si dovrà poi studiare la formula migliore per consentire l'ingresso dei privati finanziatori, nella stessa società o in un fondo immobiliare. Tra gli altri passaggi, oltre alla variante urbanistica, Comune e Provincia a breve dovranno decidere quali strutture pubbliche inserire nel nuovo areale».
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