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MALLES. Per comprendere meglio l’impatto dei cambiamenti climatici sul territorio i ricercatori dell’Eurac si sono rivolti agli alberi: hanno individuato 8 cirmoli e 26 larici situati a quote comprese tra i mille e i duemila metri su diversi versanti della val di Mazia. Hanno inserito nella loro corteccia dei sensori che misurano la quantità d’acqua che passa attraverso i tronchi ed evapora nell’ambiente. Queste misurazioni integrano i dati su precipitazioni, ghiacciai e umidità del suolo raccolti dall’Istituto per l’Ambiente Alpino dell’Eurac in altri 17 punti della valle.
Questo insieme di dati permette ai ricercatori di studiare il bilancio idrico dell’intera valle e di elaborare modelli applicabili anche ad altre zone alpine. Per misurare la traspirazione degli alberi si utilizza il metodo sap-flow: i sensori infilati nella corteccia immettono nei tronchi la corrente elettrica necessaria a riscaldare di un grado l’acqua presente nel tronco. Maggiore è la quantità d’acqua, maggiore è la corrente necessaria a riscaldarla. Misurando l’energia consumata si calcola il flusso di acqua.
I risultati delle rilevazioni vengono utilizzati nell’ambito del progetto Hydroalp che studia gli effetti del cambiamento climatico sulle risorse idriche. Partendo dai dati della val di Mazia, i ricercatori intendono sviluppare modelli, in forma di mappe Gis disponibili sul web, applicabili a diversi bacini alpini per simulare l’andamento nel tempo delle risorse idriche. Quando un’amministrazione valuta, ad esempio, la realizzazione di una centrale idroelettrica (è il caso di Malles proprio in questo periodo) o di un nuovo impianto di irrigazione, deve considerare la quantità d’acqua disponibile oggi, ma anche come potrebbe cambiare in futuro.
Le mappe realizzate nell’ambito di Hydroalp potranno fornire queste stime ed essere di supporto per pianificatori, tecnici forestali e agricoli. «Larici e cirmoli - spiega l’ecologo Nikolaus Obojes dell’Istituto per l’Ambiente Alpino dell’Eurac - sono piante tipiche della val di Mazia e di tutto l’arco alpino, anche se sono meno studiate rispetto ai comuni abeti e faggi. Il larice è particolarmente interessante per capire gli effetti del cambiamento climatico perché è particolarmente resistente alla siccità». Oltre a monitorare la traspirazione degli alberi gli studiosi dell’Eurac osservano anche la crescita dei boschi di montagna: periodicamente misurano il diametro del tronco e verificano quanto cresce in relazione all’acqua presente. I dati sono poi raffrontati con quelli registrati nelle altre stazioni climatiche per capire come altri fenomeni atmosferici influenzano la produzione del legno.
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