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BOLZANO. Una settimana al freddo, con 10 gradi in casa, senza acqua calda e un figlio disabile di undici anni da accudire. Il tutto senza ricevere aiuto dall'Ipes che dovrebbe farsi carico del problema.
A denunciarlo è Deborah Soranzo che abita in un alloggio popolare al civico 90 di via Milano. «Giovedì scorso sono rientrata a casa e ho scoperto che la caldaia non funzionava più. Il giorno dopo ho chiamato immediatamente la ditta incaricata per la gestione di questo tipo di guasti e sono arrivati per un sopralluogo. Hanno riscontrato un danno strutturale con la necessità di cambiare totalmente la caldaia chiedendomi subito 120 euro». A quel punto, però, la questione diventa di competenza dell’Ipes che proprio il 29 gennaio apre il fascicolo con il guasto formale dando l'incarico all'azienda Idealcalor di sostituire la caldaia. «Mi sono presentata di persona all'istituto, ma ho dovuto richiamare la ditta per chiedere una verificare ulteriore sul rispetto dei tempi. Mi hanno detto che sarebbero potuti intervenire solamente venerdì. Dovremo stare, quindi, più di una settimana al freddo. La caldaia rotta, infatti, ci impedisce di riscaldare la casa, ma anche di utilizzare l'acqua calda. Per lavarci dobbiamo scaldare l’acqua in una pentola. È dura perché siamo in inverno e la temperatura scende, soprattutto di notte. Chiedo aiuto agli amici, ma non voglio nemmeno allarmare il mio bambino». Come sia possibile dover attendere così tanto anche in situazioni delicate non sa spiegarlo nemmeno l’Ipes. «Noi dal punto di vista formale abbiamo la pratica aperta dal 29 gennaio. La signora avrà la caldaia nuova, ma della sostituzione si occuperà l’azienda che lavora con noi per guasti di questo tipo (la Idealcalor dove però non risponde nessuno ndr). È normale, invece, che sia l’inquilino a pagare i controlli e gli eventuali sopralluoghi per deciderne la sostituzione». Una situazione, dunque, ai limiti dell’incredibile.
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